STORIA DELLA SAMPDORIA

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Naviga tra le onde della storia blucerchiata attraverso tempeste, storiche attraversate e fantastiche conquiste:

La Sampdoria e le sue origini: Sampierdarenese e Andrea Doria

La Ginnastica Sampierdarenese, fondata nel 1891, aprì la rispettiva sezione calcio nel 1899. Anche i ginnasti della Società Andrea Doria, fondata nel 1895, iniziarono ad allargare le discipline praticate, dedicandosi pure al calcio ed occupando a tale scopo lo spazio dell'attu ale piazza Verdi, di fronte al quale si stava costruendo la stazione di Genova Brignole. L'Andrea Doria non partecipò ai primi campionati organizzati dalla Federazione Italiana del Football (F.I.F.) poiché si iscrisse invece ai tornei di calcio organizzati direttamente dalla Federazione Italiana di Ginnastica, alla quale appunto aderiva.

Il 27 luglio 1927, per volere del regime fascista, le formazioni dell'Andrea Doria, della Sampierdarenese e della Corniglianese vennero fuse dando vita alla formazione dell'A.C. "La Dominante". Successivamente, nel biennio 1930 - 1931, sotto il nome di "Liguria" retrocesse in terza serie: per questo motivo, le formazioni nominate in precedenza ripresero separatamente l'attività. Il 15 luglio 1937 la Sampierdarenese, fondendosi con Corniglianese e Rivarolese dopo una riunione alla "casa del fascio", diede vita all'"Associazione Calcio Liguria" mentre l'Andrea Doria percorreva separatamente il suo cammino in Serie C.

Dopo che la guerra aveva pressoché impedito lo svolgersi dei campionati di calcio, nel 1945 ripresero, seppure a fatica, le attività di Sampierdarenese ed Andrea Doria. Oberate da problemi economici, le due società arrivarono, l'anno successivo, ad un accordo che prevedeva la fusione tra di esse: era l'unico modo per evitare la chiusura di entrambe le "filiali" calcistiche delle rispettive società.

Una delle antenate della Sampdoria, l'Andrea Doria, mentre si appresta a scendere in campo - il 14 ottobre 1945 - per affrontare l'Ambrosiana (Inter) nell'inaugurazione dell'ultimo torneo disputato prima della fusione: l'incontro finì 2-0 per l'Ambrosiana.

La nascita ufficiale: subito serie A

Il nome attuale della società fu assunto il 12 agosto 1946, con la definitiva fusione tra Sampierdarenese ed Andrea Doria: l'anno coincide con il ritorno del Campionato Nazionale di Serie A a girone unico, al quale la Sampdoria fu ammessa. Il primo presidente fu Piero Sanguineti, che fu presto sostituito dall'ambizioso imprenditore Amedeo Rissotto, mentre il primo allenatore fu il fiorentino Giuseppe Galluzzi.

Nello stesso mese, la nuova società tornò a giocare sul terreno di gioco "storico" dell'Andrea Doria, e cioè quello che era il terreno detto della "Cajenna" nel quartiere di Marassi, nel frattempo diventato stadio Luigi Ferraris.

Per la nuova società, fu studiata una maglia che unisse i colori di entrambe le squadre: il bianco e blu dell'Andrea Doria, con il rosso ed il nero della Sampierdarenese. Ne venne fuori una divisa assolutamente unica, sicuramente la più originale di quelle presenti nell'intero panorama calcistico nazionale[3]: una maglia blu inframezzata da due strisce bianche, una rossa ed una nera, con lo stemma di Genova (la croce di San Giorgio) al centro.

Lo storico esordio ed il primo memorabile derby 

La prima Sampdoria, stagione 1946/1947. In piedi, da sinistra, Bassetto, Gramaglia, Fabbri, Bovoli, Fattori, Fiorini e Pischianz. In ginocchio, Frugali, Baldini, Lusetti e Zorzi.

La prima partita della Sampdoria fu giocata il 22 settembre 1946 a Roma, presso il vecchio Stadio Flaminio. La prima formazione blucerchiata fu la seguente:

[3-4-3]

  • Bonetti in porta;

  • Borrini, Bertani e Zorzi in difesa;

  • Gramaglia (primo capitano della Sampdoria), Fattori, Bassetto e Fiorini a centrocampo;

  • Fabbri, Baldini e Frugali in attacco.

la partita si concluse 3-1 per la Roma, con il primo storico gol blucerchiato siglato da Bassetto, che sarebbe rimasto alla Samp fino al 1953, diventandone la prima bandiera. Per la formazione di casa, decise il fenomenale Amadei, un altro grandissimo del calcio italiano, con ben tre marcature.

Nello stesso anno, la Sampdoria affrontò per la prima volta il Genoa, nel primo storico derby di Genova. Si giocò, davanti ad un pubblico gremito, il 3 novembre 1946: 3-0 il risultato per i blucerchiati, con le marcature di Baldini, Fiorini e Frugali. Nella partita di ritorno, fu ancora la Sampdoria ad avere la meglio; 3-2 al fischio finale, con doppietta di Bassetto e gol di D'Alconzo: l'autogol di Piacentini e la marcatura di Dalla Torre non bastarono ai rossoblù.

Un altro risultato memorabile fu certamente la vittoria conseguita contro il Milan il 13 ottobre 1946, alla quarta giornata: dopo un iniziale svantaggio, siglato dal rossonero Gimona, i blucerchiati riuscirono a recuperare il risultato con una doppietta, tra primo e secondo tempo, del solito Baldini.

I primi buoni campionati e l' "attacco atomico" 

Complessivamente, le prime due stagioni videro piazzarsi la Sampdoria nelle ultime posizioni, riuscendo comunque ad ottenere la salvezza con relativa tranquillità; all'esordio nella massima competizione nazionale, i blucerchiati non sfigurarono, terminando ad un più che onorevole decimo posto, traguardo non trascurabile vista la giovinezza della società. Il buon piazzamento in classifica fu soprattutto merito di Baldini e Bassetto, autori rispettivamente di 18 e 13 marcature: furono soprannominati "i gemelli del gol", titolo successivamente assunto solo da Vialli e Mancini ai tempi dello storico scudetto del 1991.

Poi, dopo un anno caratterizzato da una difficile salvezza, la Sampdoria sorprese tutti, piazzandosi al quinto posto. La stagione 1948/1949 fu quella dell' "attacco atomico", con Baldini e Bassetto che assunsero il ruolo di autentici protagonisti, contribuendo decisamente alla quinta posizione in graduatoria. Grazie ai buoni risultati ottenuti, la Sampdoria vide aumentare l'interesse nazionale nei propri confronti: esso fu dimostrato dalla prima convocazione di un calciatore blucerchiato in Nazionale A. Infatti, nel 1949, grazie alle sue ottime prestazioni con la casacca blucerchiata, Baldini fu convocato in Nazionale per l'amichevole contro il Portogallo: ovviamente, si trattò dell'esordio del primo calciatore sampdoriano con la maglia azzurra. La partita, nella quale il giocatore partì da titolare e alla quale assistette il primo presidente della Repubblica, Enrico De Nicola, si giocò al Luigi Ferraris: 4-1 per gli azzurri il risultato finale.

Foto della Sampdoria che conquistò il quinto posto nella stagione 1948/1949, qui ritratta dopo la vittoria per 5-1 nel derby disputato il 17 Ottobre 1948. In piedi, da sinistra, Curti, La Penna, l'allenatore Baloncieri, Zorzi, Rebuzzi, il massaggiatore Pelizza, Baldini, Bassetto, il magazziniere Frugone e Gramaglia. In ginocchio, Lusetti, Coscia e Bertani.

La formazione tipo di quella stagione era costituita da:

  • Lusetti in porta;

  • Gratton, Arrighini, Gaerd e Bertani in difesa;

  • Coscia, Lucentini, Gei e Bassetto sulla linea mediana;

  • Lorenzo e Sabbatella come centravanti.

L'uscita di Rissotto e l'arrivo di Aldo Parodi 

Nel 1949, la Sampdoria ebbe un nuovo presidente; era Aldo Parodi, uomo ambizioso già presidente dell'Andrea Doria ai tempi della fusione: sembrò che con Parodi ci potesse essere un ulteriore salto di qualità, ma purtroppo non fu così. Infatti, nella stagione successiva, che sarebbe dovuta essere quella della conferma, la squadra deluse le aspettative, non andando oltre il tredicesimo posto.

Gli anni quaranta terminarono così con una cocente delusione, ma con buone prospettive per il futuro grazie alla buona situazione globale, sia dal punto di vista societario che finanziario.

Gli anni cinquanta: un decennio di alti e bassi

Le prime delusioni

Dopo l'ottimo piazzamento di due anni prima, la Sampdoria aveva attirato un sempre maggior numero di tifosi come ad esempio molti di quei genovesi che non erano mai stati attirati dai colori rossoblù. Così, si crearono sempre maggiori aspettative da parte dei tifosi blucerchiati, il cui sostegno non fu però ricompensato da parte della squadra e dell'allora presidente Parodi.

La formazione della Sampdoria nella stagione 1951/1952. In piedi, da sinistra, Oppezzo, Coscia, Bergamo, Moro, Ballico e Fommei. In ginocchio, Sabbatella, Lorenzo, Podestà, Gei e Gratton.

Il decennio si aprì con un dodicesimo posto, frutto di una non ottima campagna acquisti, il cui culmine fu raggiunto con la cessione di Giuseppe Baldini ai rivali del Genoa. Arrivarono sì Gei e Sabbatella, autori di alcuni gol importanti, ma in quella stagione fu soprattutto la difesa a deludere, con 76 reti subite: nessuno, neppure il Genoa ultimo in classifica e retrocesso in Serie B, fece peggio. Inoltre, l'era dell' "attacco atomico" era terminata, con un bottino di 51 reti, piuttosto misero, se si pensa che l'organizzazione difensiva non era certo quella di oggi.

Il presidente Parodi capì finalmente che la difesa necessitava di una radicale trasformazione: dal Novara giunse il collaudato mediano Opezzo; dalla Lucchese Moro, il portiere delle pazzie, delle papere e dei miracoli per eccellenza; dal Livorno il centromediano-mastino Fommei. E la campagna acquisti diede i frutti sperati: da una parte, un buon numero di realizzazioni, mentre dall'altra sole 40 reti subite. La stagione 1951/1952 terminò con un soddisfacente settimo posto, che permise il necessario miglioramento dei rapporti tra presidente e tifosi, che avevano in precedenza mostrato un po' di delusione per lo scarso rendimento della squadra.

I successi di Ravano

L'anno successivo, nel quale i tifosi si aspettavano che ci potesse essere un ulteriore miglioramento, fu invece avaro di successi. Anzi, per la prima volta la Sampdoria fu coinvolta nella lotta per non retrocedere: alla fine, solo due preziose vittorie (rispettivamente contro l'Inter, 2-0 in trasferta, e contro il Palermo, 4-1 a Marassi) permisero alla società di rimanere nella massima serie. Nell'estate del 1953, il presidente Aldo Parodi si fece da parte: lo sostituì Alberto Ravano, la cui lunga presidenza -otto anni- fu caratterizzata soprattutto da buoni risultati.

Il rigore di Conti nella partita contro la Juventus, terminata 5-1 per i blucerchiati.

L'avvento di Ravano apportò molti benefici alla società blucerchiata. Nonostante la partenza del bomber Bassetto (196 presenze e 93 gol con la Sampdoria), i tifosi non potevano che essere felici per il mercato estivo, con l'arrivo di giocatori tra cui Testa, possente centravanti, Podestà, buon difensore, Tortul, estroso centrocampista e Baldini, ritornato e "perdonato" dopo gli anni con la casacca rossoblù dei cugini. Alla fine, la Samp arrivò ottava, dietro solo alle squadre decisamente più forti ed organizzate.

La stagione seguente, quella 1954/1955, caratterizzata dalle ottime prestazioni del giovane difensore Bernasconi, che sarebbe poi diventato una "bandiera" blucerchiata, fu abbastanza buona: il nono posto finale, accompagnato da convincenti prove offerte contro le grandi (specialmente la Juventus), accontentò l'ambiente sampdoriano. In particolare, memorabile fu il match giocato a Marassi il 30 gennaio 1955 contro i bianconeri: 5-1 il risultato finale, con reti di Rosa, Ronzon, Baldini, Tortul e Conti (rig.) per la Samp, ed il gol di Bronèe per i torinesi.

I primi grandi colpi di mercato: da Firmani ad Azeglio Vicini

La formazione della Sampdoria nella stagione 1956/1957. In piedi, da sinistra, Vicini, Arrigoni, Ocwirk, Firmani, Martini e Bardelli. In ginocchio, Agnoletto, Farina, Agostinelli, Tortul, Bernasconi.

Dopo il buon piazzamento della squadra, il presidente Ravano decise di rafforzare ulteriormente la squadra: il colpo di mercato della Sampdoria fu il bomber Eddie Firmani. Il giocatore non deluse assolutamente le aspettative: le sue 18 reti in 29 partite, insieme alle grandi prestazioni della squadra e soprattutto del fantasioso Tortul, permisero al Doria di ottenere il sesto posto finale. L'unica pecca della stagione fu non essere mai riusciti a sconfiggere i cugini: all'andata una sconfitta per 2-1, mentre al ritorno, giocato "in casa", un noioso 0-0.

Nel Luglio del 1956, Alberto Ravano portò a Genova il primo straniero di grande valore, Ernst Ocwirk, regista e capitano dell'Austria. Il suo arrivo fu accompagnato da quello del giovane centrocampista Azeglio Vicini, oggi conosciuto soprattutto per avere allenato, alla fine degli anni ottanta, la Nazionale italiana. L'annata fu contraddistinta dalle grandi vene realizzative di Firmani e di Ocwirk, autori rispettivamente di undici e dieci gol, ma anche da una difesa "ballerina", che risultò la più battuta dopo quelle del Palermo e dell'Udinese. Il quinto posto finale risultò abbastanza sorprendente, visto il grande numero di reti subite, ma l'elevato numero di marcature permise alla Samp di ovviare alle carenze difensive.

Un'altalenante fine decennio: i tempi di "Tito" Cucchiaroni

L'annata 1957/1958 vide i blucerchiati lottare per non retrocedere. La squadra, allenata da Lajos Czeizler, ottenne la salvezza solo all'ultima giornata, con una netta vittoria sul Torino per 4-0. Per l'ennesima volta, la difesa risultò essere la più battuta di tutta la Serie A: furono ben 62 le volte in cui "si dovette raccogliere la palla in fondo al sacco". La vittoria, da parte della Primavera, del prestigioso Trofeo di Viareggio, non influì sulle scelte di Ravano, deluso dal gioco mostrato dal mister cecoslovacco: decise quindi di rimpiazzarlo e di sostituirlo con Eraldo Monzeglio, allo scopo di riportare la Samp ai vertici del campionato italiano.

La formazione della Sampdoria nella stagione 1958/1959. In piedi, da sinistra, Bardelli, Ocwirk, Vincenzi, Vicini e Milani. In ginocchio, Bergamaschi, Toschi, Bernasconi, Sarti, Recagno e Cucchiaroni.

Il presidente fece la scelta giusta. La cessione del bomber Firmani all'Inter, portò, oltre a congrui ricavi nelle casse blucerchiate, anche Vincenzi, difensore destinato a vestire la maglia del Doria per altri dieci anni. Il suo arrivo fu accompagnato da quelli di "Tito" Cucchiaroni e di Milani, tutti e due provenienti dalle squadre milanesi, e da quelli di importanti giovani cresciuti nelle giovanili, come Grabesu e Vergazzola. Pochi gol subiti ed un discreto numero di marcature, soprattutto da parte di Cucchiaroni e Milani (rispettivamente 10 ed 11 reti), fruttarono un quinto posto dietro alle grandi del calcio italiano.

Gli anni cinquanta si conclusero con un altro ottavo posto, determinato da prestazioni piuttosto altalenanti. L'arrivo dello svedese Skoglund, autore di sette reti, e le buone partite disputate da Ocwirk e Cucchiaroni, non bastarono per confermare la quinta posizione in graduatoria dell'anno prima. Sicuramente, un ruolo importante per la non bellissima stagione blucerchiata ebbe l'infortunio del bomber Milani, che s'infortunò nella partita contro il Bologna, giocata il 22 novembre 1959, riportando la rottura dei legamenti: stette fuori fino a maggio 1960, ed il colpo fu così duro per l'ambiente sampdoriano che furono perse le cinque partite seguenti a quella contro la compagine emiliana. L'unica "soddisfazione" della stagione fu la retrocessione dei non certo amati cugini, sconfitti abbastanza nettamente sia nel girone di andata, che in quello di ritorno.

Gli anni sessanta: dal quarto posto alla prima retrocessione

L'arrivo di Brighenti e lo storico quarto posto 

La formazione della Sampdoria nella storica stagione 1960/1961. In piedi, da sinistra, Cucchiaroni, Vincenzi, Ocwirk, Lojodice, Vicini e Bergamaschi. In ginocchio, Brighenti, Marocchi, Rosin, Recagno e Bernasconi.

L'ottavo posto conseguito nella stagione 1959/1960 non soddisfece del tutto l'ambizioso presidente Ravano che, seppure ai ferri corti con la tifoseria per alcune cessioni eccellenti, decise di acquistare l'ennesimo scarto dall'Inter: dopo Cucchiaroni e Skoglund, arrivò a Genova il nazionale Sergio Brighenti. Proprio l'attaccante modenese diventò l'emblema della straordinaria annata blucerchiata, culminata con il quarto posto, dietro alle "superpotenze" del calcio nostrano. Con 17 vittorie, 41 punti e soprattutto con le 27 reti siglate da Brighenti, la Sampdoria raggiunse uno storico piazzamento, che rimane al terzo posto tra le migliori posizioni raggiunte in serie A dalla società genovese (dopo lo scudetto del 1991 ed il terzo posto del 1994). Da sottolineare anche le prove offerte da Cucchiaroni, Ocwirk e Skoglund, il primo autore di otto segnature, mentre gli altri realizzarono insieme un discreto numero di reti.

Quella stagione fu però turbata da un piccolo caso, costituito dal continuo alternarsi tra i due portieri della rosa: l'esperto Rosin, alla Samp da qualche anno, ed il giovane Sattolo, appena acquistato dall'Ivrea. Quest'ultimo godette della fiducia di Monzeglio fino alla terza giornata, quando, improvvisamente, l'allenatore gli preferì Rosin, che a sua volta dovette cedere il posto dopo la bruciante sconfitta di Catania. Alla fine, il "vecchio" portiere riacquistò definitivamente il suo posto da titolare, dopo l'imbarazzante prova offerta da Sattolo contro l'Udinese: la partita, giocata a Udine il 22 gennaio 1961, terminò con un perentorio 7-1.

Lolli Ghetti e l'inizio della lunga crisi 

Sembrava che il grande piazzamento dell'ultima stagione potesse risanare gli ancora tesi rapporti tra società e tifoseria, ma ciò non avvenne. I sostenitori blucerchiati continuarono a non apprezzare l'operato della società, fatto soprattutto di cessioni eccellenti; dunque, il presidente, sotto la pressione insostenibile della sua famiglia, che lo voleva vedere uscire dal mondo del calcio, decise, seppure a malincuore, di lasciare. Da parte della società, fu quindi convocata una speciale Commissione, che scelse, come successore di Ravano, il ricco armatore Glauco Lolli Ghetti. Il nuovo presidente, appena eletto, promise alla tifoseria, entusiasta dell'ambizioso ciociaro, che la squadra avrebbe lottato per lo scudetto. Ma non fu così. Dopo la conferma di Monzeglio e la partenza del grande "lottatore" Ocwirk, Lolli Ghetti portò a Genova gli esperti slavi Boskov e Veselinovic, la cui grande esperienza non bastò per confermare il risultato della stagione precedente. Anzi, il decimo posto finale fu considerato persino soddisfacente, visto che, a poche giornate dalla fine, la squadra era data per spacciata: solo la sostituzione di Monzeglio con Roberto Lerici permise alla Sampdoria di salvarsi, con un bottino di otto punti nelle ultime sei giornate.

La sfortunata stagione 1961/1962 vide la prima partecipazione dei blucerchiati ad un torneo internazionale, la Mitropa Cup: l'esordio europeo fu pessimo, visto che la squadra non riuscì neppure a superare il primo turno.

La formazione della Sampdoria nella deludente stagione 1962/1963. In piedi, da sinistra, Battara, Vicini, Bergamaschi, Vincenzi, Da Silva e Toro. In ginocchio, Toschi, Tomasin, Maestri, Marocchi e Brighenti.

L'annata 1962/1963, contraddistinta dall'arrivo del giustiziere dell'Italia ai mondiali 1962, il cileno Jorge Toro, risultò ancora più deludente di quella dell'anno precedente. Dopo l'uscita dalla Coppa delle Fiere, a seguito della pesante sconfitta per 6-0 contro gli ungheresi del Ferencvaros, la Sampdoria non fece meglio in campionato. La sconfitta per 2-1 contro il Genoa, riportata alla quinta giornata, costò il posto a Lerici, che fu sostituito dalla vecchia bandiera blucerchiata Ocwirk, mandato via nel 1961 per incomprensioni col presidente. La salvezza matematica, che fu ottenuta a poche giornate dalla fine del campionato, fu raggiunta soprattutto grazie alle buone vene realizzative di Cucchiaroni e del brasiliano "China" Da Silva, quest'ultimo autore di tredici marcature. Invece, Brighenti non fu in grado di sfiorare neppure lontanamente i grandi risultati dell'anno prima: furono solo otto le reti per il calciatore modenese. Di conseguenza, il sudamericano risultò l'unica nota positiva della stagione, mentre Toro, indicato all'inizio come uomo in più della squadra blucerchiata, segnò solo tre gol (di cui due su rigore): alla fine, passò al Modena, dove rimase per sette anni. Invece, furono ottime le prestazioni dei giovani della Sampdoria, che conquistarono il Trofeo di Viareggio.

Nell'estate 1963, il presidente non rinforzò adeguatamente la squadra: le partenze di Cucchiaroni, Brighenti e Toro furono rimpiazzate esclusivamente dall'acquisto dell'ex genoano Barison, i cui 14 gol non bastarono per fare un buon campionato. Un pessimo finale di stagione costrinse la Sampdoria a giocarsi con il Modena lo spareggio per non retrocedere: la partita, disputata allo stadio San Siro di Milano il 26 maggio 1964, vide i blucerchiati prevalere per 2-0, con le reti di Barison e Salvi.

La stagione seguente fu caratterizzata dall'arrivo di giocatori anziani e modesti. Il tridente offensivo creato da Ocwirk, formato da Da Silva, Sormani e Lojacono, non permise alla squadra di fare quel salto di qualità che era stato loro chiesto. Furono solo sedici i gol segnati dai tre sudamericani, di cui sette da Da Silva, l'unico che tenne a galla la debole formazione sampdoriana. Tuttavia, soltanto una buona difesa, che sopperì alla scarsa vena realizzativa degli attaccanti blucerchiati, permise alla Sampdoria di ottenere la salvezza. Alla fine, dopo il cambio di allenatore, che vide la sostituzione del tecnico austriaco con la vecchia bandiera Baldini, fu guadagnato un deludente quattordicesimo posto, dietro alla Lazio per differenza reti (il numero di punti era infatti lo stesso) e davanti a Genoa, Messina e Mantova: queste ultime retrocedettero in Serie B.

L'arrivo di De Franceschini e la "strana" retrocessione 

Dopo avere raggiunto la fatidica salvezza, Lolli Ghetti, deluso per l'andamento delle cose, si dimise dalla carica di presidente: al suo posto giunse Enrico De Franceschini, che provvide a confermare, compiendo un grave errore, Giuseppe Baldini. Infatti, l'allenatore ottenne esclusivamente dei risultati deludenti, tra cui spiccò la pesante sconfitta ad opera della Fiorentina: la partita, giocata alla settima giornata, vide i toscani surclassare i genovesi con il risultato di 5-0. Il presidente, che aveva perso la fiducia in Baldini, decise di affiancargli l'esperto Fulvio Bernardini, che finì per sostituire definitivamente "Pinella" dopo alcune giornate. L'ex allenatore di Bologna e Fiorentina, sfortunatamente per i blucerchiati, non riuscì a fare il miracolo di salvare la Sampdoria dalla retrocessione: nell'ultima giornata, i genovesi furono sconfitti dalla Juventus, mentre la Spal, diretta concorrente per la salvezza, pareggiò, con una sorprendente rimonta, a Brescia. Il 2-2 finale è ancora oggi oggetto di molti sospetti, che si concentrano anche e soprattutto sul famoso arbitro Concetto Lo Bello, il quale diresse quella "strana" partita.

Comunque, l'episodio più famoso di quella deludente stagione fu sicuramente il rigore negato alla Sampdoria alla terz'ultima giornata di campionato, che vedeva la squadra blucerchiata affrontare, in trasferta, la Lazio. In quel match, l'arbitro triestino Bernardis non concesse ai blucerchiati un rigore, definito "solare" da tutta la stampa nazionale, per un fallo del portiere Gori sul centravanti sampdoriano Cristin. La mancata concessione del rigore risultò decisiva ai fini della lotta per non retrocedere: infatti, se la Samp avesse segnato il rigore ed ottenuto la vittoria, avrebbe raggiunto la Lazio in classifica, facendo così un grande passo verso la salvezza.

La pronta risalita ed un non esaltante finale di decennio

Stadio Marassi, 18 Giugno 1967. La Sampdoria si appresta a terminare, con una bella vittoria sull'Alessandria, l'ottimo campionato disputato. In piedi, da sinistra, Bernardini, Cristin, il prof. Chiappuzzo, Vincenzi, Garbarini, il presidente Salatti, il suo vice Colantuoni, Tentorio, Battara e il prof. Granato. In ginocchio, Sabatini, Frustalupi, Vieri, Francesconi, Salvi e Dordoni.

La retrocessione in Serie B portò il presidente De Franceschini a dare le dimissioni: al suo posto giunse Arnaldo Salatti, che provvide a confermare Bernardini ed a rinforzare la squadra con alcuni buoni giocatori, tra i quali spiccavano Roberto Vieri e la punta Francesconi. L'annata fu contraddistinta da un entusiasmante duello tra la Samp ed il Varese, vinto alla fine dalla squadra blucerchiata, che concluse la stagione al primo posto, con un bilancio di 20 vittorie, 14 pareggi e 4 sconfitte. Il capocannoniere della squadra fu Francesconi, autore di 20 gol, seguito da Salvi e Vieri, che segnarono rispettivamente 12 e 5 volte. Anche i cugini rossoblù giocarono quel campionato, terminando alla fine al 12° posto, ma diedero non pochi dispiaceri alla squadra blucerchiata: la partita del girone d'andata vide un pareggio per 0-0, mentre al ritorno decise, per il Genoa, il capitano Rivara. L'ultimo match dell'anno fu giocato a Marassi il 18 giugno 1967: la partita, giocata contro la già retrocessa Alessandria, fu decisa da un gol dell'ariete blucerchiato Francesconi.

In ambito societario, ci fu un importante cambiamento: il 23 marzo di quell'anno, l'associazione di persone Unione Calcio Sampierdarenese-Doria "Sampdoria" fu posta in liquidazione e sostituita dalla Unione Calcio Sampdoria Spa, costituita con un capitale sociale di 200.000.000 di lire.

Nell'estate successiva, Salatti ricevette, da parte del mister Bernardini, la richiesta di non cedere nessun pezzo pregiato: il presidente seguì il consiglio dell'allenatore, cedendo il solo Tentorio ed ingaggiando al suo posto Carpanesi, proveniente dalla Roma. Il girone d'andata vide una buona Sampdoria dal punto di vista del gioco, ma non dei risultati, visto che la squadra blucerchiata si trovava in zona retrocessione a quota dieci punti. Le parole di Bernardini, che spronò la squadra ad ottenere la salvezza, galvanizzarono i giocatori blucerchiati: con i 17 punti del girone di ritorno, la Sampdoria si piazzò al decimo posto. Furono soprattutto Cristin, Francesconi e Vieri, con i loro 20 gol totali, a permettere alla squadra di non soffrire eccessivamente nel finale di campionato.

L'attaccante della Sampdoria Bob Vieri, in una fotografia del 1969.

Il presidente, senza dare esaurienti spiegazioni, si dimise alla fine della stagione, lasciando il posto all'avvocato Mario Colantuoni, con il quale si aprì un periodo piuttosto negativo, fatto di salvezze raggiunte all'ultima giornata.

La stagione 1968/1969 fu molto simile a quella precedente:

  • Colantuoni non cedette nessuno dei pezzi pregiati, accontentando così Bernardini;

  • la prima parte del campionato vide la Sampdoria costantemente aggrappata al quart'ultimo posto, a causa di alcuni pessimi risultati;

  • solo le ultime partite dell'anno, in particolare le ultime sei, furono soddisfacenti (ben otto punti su dodici disponibili).

In questo modo, la formazione blucerchiata raggiunse il 12° posto, ad un solo punto dalla zona retrocessione. La salvezza fu merito soprattutto della buona difesa, guidata da uno stoico Battara, ormai da tempo bandiera della squadra; infatti, l'attacco mise a segno solo 21 marcature, risultando così uno dei più deboli della massima serie: né Francesconi, né tanto meno Vieri, "genio e sregolatezza", riuscirono a confermare i loro standard.

La formazione della Sampdoria nella brutta stagione 1969/1970. In piedi, da sinistra, Sabadini, Nielsen, Garbarini, Corni, Sabatini e Battara. In ginocchio, Francesconi, Salvi, Cristin, Frustalupi e Delfino.

Dopo la sofferta salvezza, la tifoseria blucerchiata pensò che Colantuoni avrebbe fatto di tutto per rafforzare la squadra, ma Colantuoni fece l'esatto contrario; infatti, con la vendita di Vieri e Morini alla Juve in cambio di Romeo Benetti più soldi, la Sampdoria s'indebolì molto. L'arrivo del promettente centrocampista, peraltro molto stimato da mister Bernardini, non fu sufficiente per cambiare l'obiettivo della stagione, che era, come di recente, il raggiungimento della salvezza. La Sampdoria, guidata dalla sua ottima difesa, con il portiere Battara ed il difensore Sabadini sugli scudi, permise alla squadra di ottenere il 14° posto, salvandosi a due giornate dalla fine. Infatti, l'attacco mise a segno solo venti marcature, tra le quali quattro dell'ala Cristin: il centravanti più prolifico fu Francesconi, autore di tre gol in 14 partite.

Gli anni settanta: un decennio di crisi 

L'ultimo anno di Bernardini e l'arrivo del "difensivista" Herrera 

Come di frequente nelle ultime stagioni estive, i tifosi della Sampdoria si aspettavano dal presidente degli acquisti importanti: questi ultimi ci furono, ma da parte di altre squadre; dal momento che Colantuoni cedette alcuni giocatori importanti, come la mezzala Frustalupi ed il mediano Benetti, ceduti rispettivamente all'Inter ed al Milan. In cambio del promettente centrocampista, alla Samp arrivarono Giovanni Lodetti e Luisito Suarez. Come l'anno precedente, il presidente della società blucerchiata sperava che l'esperienza di Bernardini avrebbe portato nuovamente la squadra alla salvezza: ed in effetti, Colantuoni ebbe ragione. Dopo il solito avvio stentato, l'esperto allenatore riuscì a traghettare i suoi alla salvezza, seppure ottenuta solo all'ultima giornata, grazie all'importante pareggio al Menti di Vicenza. Tuttavia, fu solo grazie alla differenza reti che la Sampdoria non retrocesse in Serie B; infatti, la squadra blucerchiata aveva gli stessi punti di Fiorentina e Foggia, ma grazie ad essa non dovette di nuovo dire addio alla massima serie: a retrocedere fu la squadra pugliese.

9 Gennaio 1972, allo stadio San Siro si gioca Inter-Sampdoria. Heriberto Herrera dà disposizioni tattiche al centrocampista Casone: Suarez, invece, si allontana ignorando i consigli del mister.

In quell'annata, ancora una volta, il roccioso Cristin dimostrò le sue discrete doti realizzative: i suoi nove gol, insieme alle otto marcature di Salvi ed alle cinque di Suarez, permisero alla Samp di ovviare alle insolite carenze difensive, evidente conseguenza della partenza di Frustalupi verso Milano. Accanto a loro si distinse il piccolo, funanbolico Fotia,un'ala spesso imprendibile. Inoltre, proprio in quella deludente stagione, fece la sua comparsa il giovane Marcello Lippi, proveniente dal vivaio blucerchiato.

La stagione 1971/1972 fu caratterizzata dalla partenza di mister Bernardini verso altri lidi; infatti, il presidente Colantuoni incolpò Bernardini degli ultimi scarsi risultati della squadra, e decise quindi di sostituirlo con Heriberto Herrera, grande curatore della fase difensiva, ma non particolarmente di quella offensiva. Non a caso, alla fine di quell'annata, furono solo 28 i gol subiti, mentre gli attaccanti ne misero a segno solo 23: per l'ennesima volta, il volenteroso Cristin si dimostrò il giocatore più prolifico, con cinque gol segnati. La difesa, guidata dal sempreverde Battara e dal giovane Lippi, si dimostrò una delle meglio organizzate, tanto da attirare gli interessi delle "grandi". Oltre alla buona retroguardia, nota positiva dell'annata fu certamente il giovane centravanti Spadetto, che siglò, in undici partite, quattro reti, facendo, di conseguenza, quasi meglio degli attaccanti titolari.

Nell'estate successiva, dopo tanti anni come bandiera blucerchiata, Cristin, inviso al tecnico, lasciò la Sampdoria: insieme a lui, per lo stesso motivo, partirono anche Fotia e soprattutto il portiere Battara, che per tanti anni aveva difeso la porta del Doria. L'unico valore aggiunto rimasto in maglia blucerchiata, visto che gli arrivati non erano in grado di rimpiazzare adeguatamente i partenti, era Salvi, che con i suoi sette gol permise alla squadra di salvarsi. L'ultima gara dell'anno, giocata in trasferta col Torino: il match vide la squadra blucerchiata vincere per 1-0 con il gol decisivo di Boni. La vittoria fu importantissima, visto che la favorevole differenza reti garantì la salvezza: ad avere la peggio fu l'Atalanta, che retrocesse in Serie B. In estate, la Sampdoria, dopo l'apertura di un'indagine nei suoi confronti, rischiò addirittura di essere retrocessa nella serie cadetta, ma la giustizia sportiva, anche di fronte ad una effettiva mancanza di prove e ad alcune illazioni giornalistiche, condannò la squadra a scontare, nel successivo campionato, quattro punti di penalità, che, dopo vari ricorsi, furono ridotti a tre.

La retrocessione in Serie B ed il successivo ripescaggio 

La formazione della Sampdoria nella stagione 1973/1974. In piedi, da sinistra, Lippi, Improta, Prini, Rossinelli, Maraschi e Santin. In ginocchio, Salvi, Cacciatori, Lodetti, Badiani e Boni.

Nell'estate 1973, dopo cinque anni da presidente, Colantuoni di dimise; probabilmente, i motivi di questo abbandono furono dovuti ai forti sospetti che si riversarono su di lui, essendo infatti indicato come principale organizzatore della presunta combine: al suo posto arrivò Giulio Rolandi. Il nuovo presidente non apprezzava lo stile di gioco del tecnico paraguaiano: per questo motivo, dopo averlo liquidato, ingaggiò l'ex giocatore blucerchiato Guido Vincenzi, che aveva appena preso il patentino di allenatore. Per Vincenzi si trattava della prima esperienza su di una panchina di Serie A: portare la Sampdoria alla salvezza, vista la debole formazione a disposizione ed i tre punti di penalizzazione da scontare, era una vera utopia. Infatti, il ritorno di Cristin e le buone prestazioni di Lodetti e Lippi non bastarono per evitare la retrocessione: la Sampdoria arrivò penultima, seguita solo dal Genoa. La società era rassegnata a partecipare al campionato della serie cadetta, quando una sconvolgente notizia colpì l'allora mondo del calcio: il Foggia ed il Verona erano state indagate per una presunta combine. Il procedimento giudiziario terminò con la retrocessione di entrambe le squadre in Serie B, mentre la Samp fu riammessa di diritto alla Serie A.

Il ritorno di Lolli Ghetti e la fase discendente 

Il ritorno di Glauco Lolli Ghetti come presidente della società coincise con l'allontanamento di Vincenzi e con l'arrivo del nuovo mister Giulio Corsini. La squadra era stata preparata per affrontare la serie cadetta; di conseguenza, partirono giocatori di buon valore che non furono tuttavia rimpiazzati: rimanevano il solo Lippi ed Arnuzzo a rappresentare degnamente la squadra genovese. Alla fine della stagione 1974/1975 arrivò alla fine un buon tredicesimo posto, che significava salvezza: quest'ultima fu ottenuta a due giornate dal termine, quindi la sconfitta all'ultima giornata con la Fiorentina per 4-3 non risultò decisiva ai fini della lotta per non retrocedere. Merito delle buone prestazioni stagionali spetta a "nonno" Maraschi, punta di esperienza che mise a segno sette reti in 24 partite: toccò a lui sopperire all'inefficienza degli attaccanti blucerchiati, in particolare delle due punte titolari, Magistrelli e Prunecchi, autori di due sole reti a testa.

L'anno successivo, il vulcanico presidente della Sampdoria sostituì Corsini con Eugenio Bersellini, che ebbe il merito di traghettare la squadra alla salvezza, seppur sofferta. Inoltre, la stagione fu sfortunata anche dal punto di vista degl'infortunati, visto che Lippi, colonna della difesa, stette fuori a lungo per un infortunio: quest'ultimo gli permise di disputare solo 14 partite, coronate anche da una rete. Dopo un inizio disastroso, la Sampdoria acquistò dal Milan, a novembre, il libero Zecchini, il cui arrivo fu fondamentale per garantire un minimo di stabilità alla difesa, mostratasi all'inizio troppo "ballerina". Per quanto riguarda il settore offensivo, molto bene fece il neo-arrivato Nello Saltutti, autore di otto reti: dopo di lui, si segnalarono le sei reti di Magistrelli, che migliorò quindi il bottino dell'anno precedente.

I mancati investimenti e la retrocessione in serie B 

La formazione della Sampdoria nella stagione 1976/1977, quella della retrocessione in serie B. In piedi, da sinistra, Callioni, Lippi, Bresciani, Savoldi, Zecchini e Bedin. In ginocchio, Arnuzzo, Saltutti, Valente, Orlandi e Cacciatori.

Dopo gli scarsi risultati della sua seconda gestione della società, Lolli Ghetti non sembrò particolarmente turbato, ed invece di rafforzare la squadra, come si aspettavano tutti i tifosi blucerchiati, vendette il bomber Magistrelli ed il difensore Nicolini. Al loro posto, arrivarono i soliti giocatori di belle speranze, che però non apportarono alcun beneficio alla Sampdoria: tra di essi, si ricordano solo Gianluigi Savoldi ed il giovane Chiorri, proveniente dal vivaio blucerchiato. I pochi rinforzi non bastarono a Bersellini per costruire una squadra in grado di poter aspirare ad una buona posizione in classifica; anzi, già all'inizio della stagione, che coincideva con il 30° dalla fondazione della società, i tifosi del Doria avevano il timore che quello seguente sarebbe stato l'anno "buono" per retrocedere definitivamente: non si sbagliarono. In venti giornate, la squadra ottenne solo tredici punti; veniva data per spacciata, quando una reazione d'orgoglio vide la Samp registrare una striscia positiva di dieci partite, che fruttò tredici punti: ma le due sconfitte finali, per mano di Bologna e Juventus, risultarono fatali, e così, dopo alcuni anni di permanenza nella massima serie, nel 1977 la Sampdoria retrocesse in Serie B.

L'abbandono di Lolli Ghetti e gli anni bui

Dopo la retrocessione nella serie cadetta, i tifosi della Sampdoria erano convinti che Lolli Ghetti avrebbe fatto di tutto per cercare di riguadagnare la loro fiducia. Invece, furono riconfermati i soli Lippi ed Arnuzzo, e gli unici arrivi di qualità provenivano dalla primavera blucerchiata, messasi recentemente in luce grazie alla quarta vittoria del Trofeo di Viareggio: per quanto riguarda l'allenatore, fu mandato via Bersellini, ed al suo posto giunse il "mago" di Viareggio, Giorgio Canali: invece, il ruolo di direttore generale fu assunto dall'ex allenatore blucerchiato Bernardini.

La prima stagione in Serie B si rivelò piuttosto amara; dopo un inizio stentato, caratterizzato da tre 0-0 e da qualche vittoria i blucerchiati vissero un periodo altalenante, fatto di poche vittorie e molti punti persi. Nel bel mezzo della stagione, a febbraio, le continue contestazioni da parte della tifoseria spinsero Lolli Ghetti a rassegnare le dimissioni, concludendo di fatto un ciclo: al suo posto giunse Edmondo Costa, che non aveva certo intenzione di investire nella società. Comunque, ad alcune giornate dal termine, quando stava lottando per la promozione, la squadra non fu in grado di sopportare le forti pressioni da parte dell'ambiente e della stampa. Nel momento decisivo dell'anno, la Sampdoria non vinse neppure una partita, perdendo così il treno per la promozione: in quella stagione, furono Ascoli, Catanzaro ed Avellino, che conseguì la promozione all'ultima giornata proprio contro la Samp: con la vittoria per 1-0 al Luigi Ferraris, la squadra campana raggiunse il traguardo di 44 punti e distaccò di due il Monza, fermo a quota 42. Le uniche note positive della stagione furono le buone prestazioni di due giovani provenienti dal vivaio, Chiorri e Re.

3 luglio 1979: Paolo Mantovani massimo dirigente blucerchiato 

La formazione blucerchiata che partecipò al deludente campionato di serie B 1978/1979.

La campagna acquisti del 1978 si rivelò improntata al risparmio. La politica attuata dalla società portò, all'inizio della stagione, risultati disastrosi, che costarono il posto a Canali, sostituito da Lamberto Giorgis. Giorgis riuscì a traghettare la squadra, molto debole ed incapace di reagire alle numerose critiche, alla salvezza: il nono posto finale costituì il peggior risultato della Sampdoria in tutta la sua storia. La tifoseria blucerchiata, stanca per le continue delusioni, contestò Costa, che, dal momento che non aveva alcuna intenzione di investire in un buon parco di giocatori, approfittò dell'occasione giusta per cedere la società: il 3 luglio 1979, la Sampdoria fu ufficialmente acquistata da un petroliere romano, Paolo Mantovani. Appena arrivato a Genova, affermò che il suo obiettivo era quello di ricondurre il Doria in serie A e di portarlo alla vittoria dello scudetto. Tali affermazioni suscitarono l'ilarità di molti, ma Mantovani mostrò subito che le sue intenzioni erano serie: infatti, operò una vera e propria rivoluzione all'interno dell'organico societario e della squadra. Per quanto riguarda la rosa blucerchiata, partirono verso altri lidi Lippi, Savoldi, Re, Tuttino e Chiarugi, mentre arrivarono moltissimi giocatori, tra cui Logozzo, Sartori, Pezzella, Redomi, Caccia, Venturini, Genzano e Piacenti. Claudio Nassi fu nominato direttore sportivo, mentre sulla panchina fu confermato Giorgis. L'inizio del campionato non fu dei migliori: dopo le sconfitte con Como e Palermo ed un deludente pari nel derby, sotto la forte pressione del pubblico sampdoriano, Mantovani decise di mandare via il mite Giorgis e di sostituirlo con il vulcanico Toneatto: dopo un inizio stentato, fatto di molti pareggi, il nuovo mister portò la squadra a rimontare varie posizioni, sino a raggiungere il settimo posto finale.

Gli anni ottanta: l'era Mantovani 

Un altro anno di sofferenza e l'agognata promozione in Serie A

Paolo Mantovani, il petroliere di origini romane che acquistò nel 1978 la Sampdoria.

Paolo Mantovani, nell'estate del 1980, non confermò Toneatto sulla panchina blucerchiata: al suo posto, ingaggiò Enzo Riccomini. Per quanto riguarda la squadra, operò una seconda rivoluzione in appena due anni; infatti, cedette molti dei giocatori acquistati l'anno precedente, e li sostituì con molti calciatori giovani, tra cui Luca Pellegrini, Fausto Salsano e Pietro Vierchowod (gli ultimi due girati poi in prestito): il loro arrivo fu bilanciato da quello di giocatori piuttosto esperti, come Luigi Del Neri ed il portiere Bistazzoni. La stagione si aprì con risultati soddisfacenti, ma troppo altalenanti per permettere alla Sampdoria di agganciare la zona promozione; però, a metà stagione, il Doria si avvicinò prepotentemente alle zone alte della classifica, fino a giungere ad un quinto posto finale che gridava vendetta.

La campagna acquisti del 1981 fu caratterizzata dall'ennesima rivoluzione: il presidente Mantovani, scatenato, vendette tredici giocatori e ne acquistò altrettanti. Riccomini, incapace di gestire una rosa in continuo cambiamento, fu licenziato dopo un brutto avvio di stagione: al suo posto, giunse il giovane Renzo Ulivieri, il quale, dopo un inizio stentato, riuscì a traghettare la squadra verso la tanto sospirata promozione. Il secondo posto finale, a pari merito col Pisa e alle spalle del Verona, riportò quindi la Samp nella massima serie, dopo il quinquennio trascorso nel purgatorio della Serie B.

I primi grandi acquisti e gli anni di adattamento alla Serie A

La formazione blucerchiata che ottenne il settimo posto nella stagione 1982/1983.

Il presidente Mantovani, conscio della grande differenza di valori in campo tra Serie A e B, impegnò molte risorse finanziarie nella campagna acquisti estiva. Si segnalarono soprattutto gli arrivi di tre giocatori: l'inglese Trevor Francis, l'irlandese Liam Brady e l'ancora minorenne Roberto Mancini, prelevato dal Bologna. Per quanto riguarda i giocatori ritornati dai rispettivi prestiti, Chiorri ritornò ad indossare la maglia blucerchiata, mentre Vierchowod, dopo l'anno trascorso a Firenze, andò, ancora una volta in prestito, alla Roma. L'allenatore Ulivieri rimase al suo posto, mentre Paolo Borea fu eletto direttore sportivo al posto di Claudio Nassi. La buona campagna acquisti messa in atto da Mantovani e la stabilità della società, fecero aumentare il numero di abbonamenti, che superarono quota 12000; inoltre, quell'annata si ricorda per una media-spettatori (nelle partite casalinghe) di circa 35000 unità.

La stagione 1982/1983, per i colori blucerchiati, si aprì ottimamente, visto che si ottennero sei punti nelle prime tre partite, frutto di altrettante vittorie contro Juventus (1-0), Inter (2-1 fuori casa) e Roma (1-0). La squadra, sulla cresta dell'onda, riuscì per qualche giornata a tenere il passo delle "grandi", ma alla fine dovette cedere le prime posizioni: alla fine, la squadra di Ulivieri raggiunse il settimo posto. In quell'anno, tutte le neopromosse si resero protagoniste di un buon campionato: oltre al settimo posto in graduatoria della Samp, si registrarono infatti la quarta posizione raggiunta dal Verona e la salvezza del Pisa, giunto 11°.

Gli anni d'oro: dal 1984 al 1994

Foto dei festeggiamenti della squadra subito dopo la vittoria contro il Lecce, decisiva ai fini dell'assegnazione dello scudetto alla società blucerchiata

Dalla fine degli anni settanta proprietario della società calcistica fu il petroliere Paolo Mantovani che si segnalò per l'abilità di individuare e valorizzare giovani giocatori italiani. La squadra, affidata al carismatico allenatore Vujadin Boskov, ottenne risultati di prestigio tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio del decennio successivo. Ai successi della società contribuirono importanti giocatori italiani quali Gianluca Vialli, Roberto Mancini, Attilio Lombardo, Pietro Vierchowod, Gianluca Pagliuca e prestigiosi calciatori stranieri come Toninho Cerezo, David Platt, Ruud Gullit e Siniša Mihajlović.

L'impegno della squadra e della società - che respinse le offerte d'acquisto per i migliori giocatori della Sampdoria da parte dei club più ricchi e titolati - portarono ad una serie di risultati mai visti finora sulla sponda blucerchiata del capoluogo ligure, cominciata nel 1984-'85 con la conquista della prima Coppa Italia, successo ripetuto nel 1987-'88, nel 1988-'89 e nel 1993-'94.

Nel giro di pochi anni la Sampdoria partecipò tre volte alla Coppa delle Coppe: la prima volta nella stagione 1985/86, abbandonando il torneo al secondo turno, la seconda nel 1988/89 approdando alla finale, perduta a Berna contro il Barcellona per 2-0 con le reti di Salinas e López Rekarte. Nella successiva edizione, infine, il 9 maggio 1990 a Goteborg, la Sampdoria vince la finale e si aggiudica la Coppa battendo i belgi dell'Anderlecht per 2-0 con una doppietta di Gianluca Vialli nei tempi supplementari.

La vittoria più importante per la formazione blucerchiata arrivò comunque l'anno dopo (stagione 1990-'91), con la conquista dello scudetto. Con i suoi 51 punti la Samp distaccò di cinque lunghezze la coppia appaiata delle due squadre milanesi, mentre Vialli, che siglò diciannove gol, vinse il titolo di capocannoniere.

L'anno successivo, la Sampdoria vinse la Supercoppa italiana e raggiunse la finale della Coppa dei Campioni, dove pagando diverse assenze fu sconfitta dal Barcellona. L'incontro terminò con il punteggio di 1-0 per i catalani con un gol su punizione da fuori area di Ronald Koeman a tre minuti dalla fine del secondo tempo supplementare.

Il periodo dei successi della formazione blucerchiata si concluse nel 1993-'94 con la conquista della quarta Coppa Italia.

Il declino e la retrocessione in B 

La morte nel 1993 del presidente Mantovani segnò l'inizio di un declino sportivo e societario (che però non impedì di vincere l'ennesima Coppa Italia nel già citato 1994), iniziato qualche tempo prima con la cessione di alcuni calciatori. Vialli prese la strada della Juventus, Pagliuca andò all'Inter, e diversi altri giocatori furono ceduti, in particolare alla Lazio e al Parma (Alain Boghossian, Roberto Mancini, Enrico Chiesa e Siniša Mihajlović su tutti). .

Una parte del vecchio striscione Ultras Tito, portato dai tifosi blucerchiati a Bogliasco in occasione del decennale della morte di Paolo Mantovani (foto dell'ottobre 2003).

La società venne ereditata dai quattro figli di Mantovani, di cui tre disinteressati al "business" calcistico e preoccupati di non intaccare il patrimonio familiare per coprire i "deficit" della società calcistica: Presidente della squadra diventò Enrico Mantovani. Il declino sportivo fu inevitabile, dovendo la società cedere ogni anno diversi giocatori per coprire il deficit della gestione corrente. Verso la fine degli anni novanta e dopo la cessione dell'ultimo campione, Roberto Mancini nel 1997, nel campionato 1998-1999 la Sampdoria fu retrocessa in serie B, dove fu destinata a rimanere per quattro stagioni.

Da cardiopalmo la penultima partita della Samp in serie A nel campionato 1998-99, giocata a Bologna (allenato da Carlo Mazzone) il 16 maggio 1999: una vittoria avrebbe dato la possibilità di disputare uno spareggio-salvezza contro il Perugia, ma all'ultimo minuto sul risultato di 2-1 per i doriani, l'arbitro Alfredo Trentalange, assegnò un discusso rigore per un fallo su Simutenkov. La trasformazione di Klas Ingesson fu l'epilogo nella massima serie dei blucerchiati dopo 17 anni di permanenza. Il 18 febbraio 2001 Trentalange ammise poi beffardamente il suo errore, definendolo come «la pagina più avvilente della mia carriera». È giusto sottolineare, tuttavia, che la Sampdoria retrocesse soprattutto per demeriti propri, dovuti anche ad una conduzione societaria non sempre all'altezza.

Gli anni duemila: il rilancio 

La Serie B e il passaggio ai Garrone 

I primi due anni di permanenza nella serie cadetta della Sampdoria videro la squadra mancare la promozione per pochi punti e concludere al quinto posto, ma la stagione più travagliata del periodo fu senza dubbio quella 2001-2002, quando il rischio di retrocessione in Serie C1 era alle porte e solamente con una striscia positiva verso fine campionato la squadra si salvò, soprattutto grazie a Francesco Flachi, divenuto nel frattempo il nuovo idolo dei tifosi per la grinta e la classe mostrate.

Riccardo Garrone, l'imprenditore genovese che salvò la Sampdoria dal fallimento.

Nel frattempo, sul fronte societario, voci riguardanti imprenditori, quali Del Vecchio (Luxottica), Della Valle (calzature) e soprattutto Enrico Preziosi, imprenditore avellinese legato al commercio di giocattoli, interessati all'acquisto del pacchetto azionario di maggioranza non portarono ad alcun risultato concreto, se non quello di fare aumentare la tensione nella tifoseria, fino a quando il petroliere genovese Riccardo Garrone, proprietario della ERG (storico sponsor della squadra dei tempi d'oro) intervenne in prima persona, dopo una prima fase nella quale si era proposto come semplice garante di una operazione che poi non andò a buon fine, e ne divenne proprietario interrompendo il declino sportivo e societario causato dalle enormi spese di gestione alle quali il Presidente Enrico Mantovani non era più in grado di far fronte.

La promozione in Serie A e l'inizio del ciclo Novellino

Con l'arrivo di Garrone, dopo alcuni anni di paralisi e di pochi investimenti, si registrò una grande voglia di riassaporare la massima serie. Per un immediato ritorno in Serie A, di cui tutta la sponda blucerchiata cominciò a parlare insistentemente, Garrone cambiò subito la panchina e la direzione generale, affindandole rispettivamente allo "specialista in promozioni" Walter Novellino e a Beppe Marotta, con il quale il mister aveva già collaborato, con buoni risultati, a Venezia. Per l'immediata risalita la squadra fu rivoluzionata, ed ai pochi rimanenti, come Francesco Flachi, Alessandro Grandoni e Mirko Conte, furono affiancati giocatori del calibro di Fabio Bazzani, Luigi Turci, Francesco Pedone, Sergio Volpi e Stefano Bettarini, affiancati da giovani promettenti come Angelo Palombo e Andrea Gasbarroni (in tutto sedici nuovi acquisti).

La partenza non poté essere migliore, visto che l'inizio di stagione previde il derby con il Genoa, che si trovava nello stesso girone di Coppa Italia: c'era dunque dunque la possibilità di partire con il piede giusto. La partita, che fu fino all'ultimo a rischio per le pesanti piogge dei giorni precedenti, fu vinta dai blucerchiati con le reti di Flachi e Bazzani, i quali fecero subito intravedere le loro potenzialità e si guadagnarono l'appellativo pesantissimo di "gemelli del gol", attribuito in precedenza agli eroi dello scudetto Vialli e Mancini. In poco tempo, venne a crearsi un gruppo molto coeso, nel quale l'esperienza dei più "anziani" e l'entusiasmo dei ragazzi più promettenti, uniti alla grande carica agonistica del rude ma allo stesso tempo disponibile allenatore, portarono alla conquista della tanto auspicata promozione; essa arrivò ufficialmente il 17 maggio 2003, al termine di una sfida col Cagliari, battuto 3-1 allo stadio Luigi Ferraris di Genova. La fine della gara diede il via ad una lunga serie di festeggiamenti, che portarono, secondo le autorità, più di centomila persone ad affollare ed invadere le strade e le piazze del capoluogo ligure. La festa per la promozione fu senza dubbio addolcita dalle vittorie contro il Genoa il quale fu sconfitto dalla Samp in tutti i derby di quell'anno.

L'ottavo ed il quinto posto nei primi due anni di A 

La prima stagione in serie A della Sampdoria vide l'arrivo di altri giocatori di livello, come Francesco Antonioli, Cristiano Doni, Cristian Zenoni, Giulio Falcone e Aimo Diana. I risultati furono piuttosto buoni per una neopromossa ed alla fine la squadra raggiunse l'ottavo piazzamento, a 4 punti dalla qualificazione in Coppa Uefa e dall'Udinese, giunta settima, che si sarebbe rivelata per lungo tempo una delle bestie nere dei blucerchiati. Nella partita decisiva per l'assegnazione dell'ultimo posto disponibile per l'Europa, la Sampdoria crollò in casa con i friulani per 1-3, vedendo così svanire il sogno di partecipare nuovamente ad una competizione europea dopo quasi sei anni. L'ottavo piazzamento avrebbe potuto significare la partecipazione all'Intertoto, che prevedeva in quell'anno, come in quelli precedenti, una preparazione anticipata e numerosi passaggi del turno. La società, tuttavia, decise scaramanticamente di non accedervi in ricordo della stagione 1998/1999, nella quale la partecipazione all'Intertoto fu, a detta di molti, la causa della successiva disfatta in campionato e dell'amara retrocessione.

 

Garrone e Novellino festeggiano il matematico accesso alla Coppa Uefa dopo la vittoria casalinga per 3-0 contro il Lecce di Zeman.

Nel 2004 la tifoseria sampdoriana cominciò a criticare fortemente la società, colpevole di investire poco o niente e di stare unicamente attenta alle esigenze di bilancio. Gli arrivi di nuovi elementi quali Marco Pisano, Max Tonetto e Marcello Castellini, quest'ultimo al ritorno dopo l'esperienza in blucerchiato di qualche anno prima, non furono accolti bene dall'ambiente, che cominciò a rumoreggiare e si spaccò in due tronconi: da un lato i sostenitori di Garrone, dall'altro i critici del presidente. Eppure, dopo un inizio stentato la squadra, complice la decisiva vittoria allo Stadio Franchi di Firenze sulla Fiorentina, cominciò ad ingranare, a tal punto che poche settimane dopo si cominciò a parlare di Europa.

Alcuni elementi della rosa, come Fausto Rossini e Mark Edusei, riuscirono a ritagliarsi uno spazio importante, contribuendo alla crescita della squadra, praticamente imbattibile tra le mura amiche e spesso vincitrice in trasferta. Così, nelle ultime tre giornate la Sampdoria si giocò con l'Udinese l'accesso alla più importante e gloriosa competizione europea per club, la Champions, che fu però persa dai blucerchiati dopo i brucianti pareggi di Bologna ed Udine, oltre l'incredibile sconfitta casalinga con l'Inter, decisa da un gol di Adriano e caratterizzata da quattro pali colpiti dalla squadra blucerchiata, tra cui uno clamoroso del ghanese Edusei. Alla Sampdoria rimase comunque la soddisfazione di una cavalcata ai margini dell'incredibile: sicuramente, pochi erano così ottimisti da auspicare un tale successo.

La notte di Lens e le prime crepe nel rapporto fra Novellino e i tifosi

Nella stagione successiva, la squadra non fu rivoluzionata ed anzi, fu arricchita da un attaccante di peso come Emiliano Bonazzoli, proveniente dalla Reggina, con il quale ci si aspettava un salto di qualità. L'annata iniziò piuttosto bene; il discreto inizio di campionato fu accompagnato dal superamento del turno preliminare in Coppa Uefa, frutto della decisiva vittoria in casa contro la formazione portoghese del Vitoria Setubal. In campionato, furono addirittura nove i punti ottenuti nelle prime quattro giornate, grazie alle vittorie su Treviso, Reggina e soprattutto Milan, quest'ultima per 2-1 con reti di Bonazzoli e Tonetto.

In Uefa, la squadra blucerchiata entrò dunque nella fase a gironi, dove si trovò un gruppo di avversarie piuttosto agguerrite: infatti, oltre all'abbordabile Halmstad si trovò di fronte l'Hertha Berlino, il Lens e lo Steaua Bucarest. La vittoria con il club svedese ed i pareggi con Hertha e Steaua non bastarono ai blucerchiati per la qualificazione; la sconfitta decisiva di Lens, complice uno sciagurato passaggio all'indietro di Volpi ed il gol al 92° del tunisino Jemâa, intervallati dalla segnatura di Flachi ed un clamoroso palo dello stesso, si rivelò una sciagura per tutta la squadra, che perse fiducia e cominciò una clamorosa crisi in campionato.

Dopo la vittoria sul Messina, datata 12 febbraio 2006, la Sampdoria, che aveva cominciato a fare a meno del suo "bomber" Bonazzoli per la rottura del crociato, non riuscì più a vincere una sola partita, ottenendo tre punti in tredici gare e palesando grandi limiti tecnici e di concentrazione. La salvezza fu ottenuta più per demerito delle altre squadre che non per i meriti dei blucerchiati, che riuscirono persino a far voltare parte del pubblico in occasione dell'ultima partita dell'anno, sciaguratamente persa contro il già condannato Lecce. Le voci di un possibile esonero dell'allenatore furono spesso smentite dal presidente, deriso da alcuni sostenitori per la sua decisione di non mandare via il mister con il presunto motivo di non avere intenzione di pagare due stipendi contemporaneamente (quello per Novellino e per il nuovo allenatore). Alla fine Monzon fu riconfermato soprattutto per questo motivo ma anche per la sua volontà di riscattare l'annata deludente e di dimostrare il reale valore dei suoi giocatori.

La stagione 2006 - 2007  

Il film dell'annata e la qualificazione all'Intertoto  

Fabio Quagliarella esulta dopo lo straordinario gol segnato contro il Chievo in campionato.

Nella stagione 2006/2007 la Sampdoria si presentò ai nastri di partenza molto diversa rispetto all'annata precedente; le partenze di uomini importanti come Max Tonetto, Aimo Diana, Francesco Antonioli e Marcello Castellini, che avevano fatto la fortuna di mister Novellino, furono sopperite dagli arrivi di giocatori come Accardi, Pieri, Franceschini e Fabio Quagliarella, quest'ultimo proveniente dall'Ascoli, dove si era messo in luce insieme al compagno Andrea Parola, anch'egli portato a Genova da Marotta. A luglio, e per poco più di qualche settimana, ha fatto parte della rosa blucerchiata anche il bomber Christian Vieri, prima di rescindere il contratto dopo aver saltato il ritiro estivo con la prima squadra e non aver svolto neanche un allenamento agli ordini del mister.

La voglia di riscatto della truppa blucerchiata sembrò subito molto forte, visto che le parole pronunciate dai calciatori, vogliosi di riscattare il terribile finale della precedente stagione, facevano intendere come il clima fosse ben diverso da quello rassegnato di pochi mesi prima. Tuttavia la Sampdoria, nell'arco di tutto il campionato, non è mai rientrata tra le prime sette squadre, attestandosi sempre fra l'ottavo ed il decimo posto, fino al nono piazzamento finale che è valso la qualificazione alla Coppa Intertoto, a seguito del rifiuto dell'Atalanta, giunta ottava. Senza dubbio, la squadra ha sentito la mancanza di un forte attacco, vista l'indisponibilità che ha interessato, per i più svariati motivi, tre delle quattro punte blucerchiate.

L'esplosione di Quagliarella e la squalifica di Francesco Flachi  

La stagione, pur non offrendo globalmente grandi soddisfazioni, ha tuttavia rilevato le grandi capacità e potenzialità di Fabio Quagliarella, giovane attaccante campano partito come quarta punta dietro Flachi, Bazzani e Bonazzoli e ritrovatosi alla fine dell'anno l'unico terminale offensivo a disposizione di Novellino. Quagliarella, dopo un esordio un pochino difficile, ha cominciato a far divertire la tifoseria blucerchiata con i suoi gol, divenuti alla fine quattordici e tutti di ottima fattura; il giocatore, infatti, non ha mai realizzato segnature banali, ma anzi, ha cercato spesso la marcatura da posizioni difficili, riuscendo addirittura a siglare nella partita esterna contro il Chievo un gol da quaranta metri, con un pallonetto spettacolare. Il giocatore, già desiderio di alcune delle cosiddette "grandi", ha alimentato ulteriormente le numerose richieste dopo le due splendide marcature messe a segno contro la Lituania nella sua prima partita da titolare in Nazionale, giocata il 6 giugno 2007. Nel mese di giugno è passato all'Udinese, che se lo è aggiudicato alle buste.

Walter Mazzarri con la maglia blucerchiata in occasione della sua presentazione ufficiale alla stampa.

Un capitolo a parte merita la vicenda Flachi, che tanto scalpore ha suscitato sia nell'ambiente blucerchiato che in tutta l'Italia calcistica. Infatti, il giocatore risultò positivo ad un controllo antidoping dopo la partita contro l'Inter del 28 gennaio: nelle sue urine furono trovate tracce di un metabolita della cocaina, la benzoilecgonina. Il giocatore fu immediatamente sospeso dalla sua attività sportiva, così come era già avvenuto all'inizio della stagione, con un fermo temporaneo di due mesi per presunte scommesse sul campionato italiano. Dopo le controanalisi, immediatamente richieste dal giocatore, è arrivata la conferma della positività alla cocaina.

Il 30 maggio 2007 Flachi, che aveva imputato la colpa ad una sigaretta contenente cocaina passatagli da uno sconosciuto in occasione di una festa per il figlio appena nato, è stato squalificato per sedici mesi; il giudice gli ha riconosciuto sì l'attenuante della particolare situazione familiare, ma ha anche tenuto conto dell'attenzione che il calciatore avrebbe dovuto mostrare, e che invece non ha avuto. La tifoseria si è comunque schierata dalla parte del suo beniamino, al quale viene riconosciuto il merito di avere salvato la squadra dalla Serie C1 qualche anno prima, oltre che di avere rifiutato il passaggio al Monaco per salvare la squadra blucerchiata.

Un nuovo ciclo: stagione 2007 - 2008  

Gli arrivi di Mazzarri e Cassano 

Antonio Cassano

Con la fine del campionato finisce il sodalizio, durato cinque anni, tra la società blucerchiata e l'allenatore Walter Novellino, in cerca di nuove sfide dopo la lunga esperienza sulla panchina della Sampdoria ed acclamato in occasione dell'ultima partita al Marassi del campionato. Per rimpiazzarlo la società, dopo numerosi contatti, ingaggia il livornese Walter Mazzarri, distintosi per avere guidato la Reggina alla salvezza pur con il fardello di undici punti di penalizzazione, lasciati in eredità dal caso Calciopoli. Nel luglio 2007 arriva in prestito dalla Roma Vincenzo Montella, il primo grande colpo di mercato della squadra genovese con Claudio Bellucci, strappato al Bologna per tornare sotto la Lanterna dopo 12 anni da quel 20 aprile 1995 quando con una doppietta regalò alla Genova blucerchiata l'illusione della quarta finale europea della storia sampdoriana. E, in attesa che inizi il campionato, nello stesso mese di luglio, con una doppia vittoria contro il PFC Cherno More Varna (risultato di 1-0 sia all'andata che al ritorno) e superando L'Hajduk Spalato (1-0 in trasferta e 1-1 in casa), la Samp ottiene la qualificazione alla coppa UEFA. Ad agosto l'ultimo colpo di mercato: con il numero 99 arriva Antonio Cassano (prestito con diritto di riscatto, fissato a circa 5,5 milioni di euro, dal Real Madrid).

Cronistoria 

Cronologia dell'Unione Calcio Sampdoria
  • 1901 - Creazione della sezione calcistica della Società di Ginnastica Comunale Sampierdarenese
  • 1902 - Creazione della sezione calcistica della Società Ginnastica Andrea Doria che partecipa subito al massimo torneo della FIGC
  • 1906-07 - La Doria approda per la prima volta alla fase nazionale del Campionato, piazzandosi al 3° posto
  • 1907-08 - La Doria ripete il 3° posto sul podio del Campionato nazionale
  • 1919-20 - La Sampierdarenese debutta nel massimo torneo della FIGC
  • 1921-22 - La Sampierdarenese perde lo spareggio di Cremona per il titolo FIGC ed accede alla Prima Divisione, cui prende parte di diritto anche la Doria
  • 1927 - Le autorità fasciste impongono la fusione fra Sampierdarenese e Andrea Doria: il 27 luglio nasce la neroverde La Dominante Associazione Calcio
  • 1927-28 - 10ª nel Girone B della Divisione Nazionale. Ripescata
  • 1928-29 - 10ª nel Girone A della Divisione Nazionale. Retrocessa in Serie B
  • 1929-30 - 3ª in Serie B
  • 1930-31 - 18ª in Serie B. Retrocessa in Serie C
  • 1931 - La società riprende nome e colori della Sampierdarenese, mentre un gruppo di doriani fonda la nuova Associazione Calcio Andrea Doria
  • 1931-32 - Samp 1ª nei gironi finali di Serie C e promossa in Serie B
  • 1932-33 - Samp 8ª in Serie B
  • 1933-34 - Samp 1ª in Serie B e promossa in Serie A
  • 1934-35 - Samp 13ª in Serie A
  • 1935-36 - Samp 12ª in Serie A
  • 1936-37 - Samp 14ª in Serie A
  • 1937 - La Sampierdarenese si fonde con la Corniglianese e la Rivarolese formando la rossonera Associazione Calcio Liguria
  • 1937-38 - Liguria 11ª in Serie A
  • 1938-39 - Liguria 6ª in Serie A
  • 1939-40 - Liguria 15ª in Serie A e retrocessa in Serie B
  • 1940-41 - Liguria 1ª in Serie B e promossa in Serie A
  • 1941-42 - Liguria 11ª in Serie A
  • 1942-43 - Liguria 16ª ed ultima in Serie A
  • 1944 - Liguria 4ª nel Torneo Bellico Ligure-Piemontese
  • 1945 - Il Liguria riprende il nome di Sampierdarenese, mentre dopo cinque anni di inattività si ricostituisce l'Andrea Doria. La FIGC le iscrive entrambe al massimo campionato come misura risarcitoria antifascista
 
  • 1946 - Nuova e definitiva fusione di Sampierdarenese e Andrea Doria: il 12 agosto nasce l'Unione Calcio Sampdoria
  • 1946-47 - 10ª in Serie A
  • 1947-48 - 14ª in Serie A
  • 1948-49 - 5ª in Serie A
  • 1949-50 - 13ª in Serie A
  • 1950-51 - 12ª in Serie A
  • 1951-52 - 7ª in Serie A
  • 1952-53 - 10ª in Serie A
  • 1953-54 - 8ª in Serie A
  • 1954-55 - 9ª in Serie A
  • 1955-56 - 6ª in Serie A
  • 1956-57 - 5ª in Serie A
  • 1957-58 - 12ª in Serie A
  • 1958-59 - 5ª in Serie A
  • 1959-60 - 8ª in Serie A
  • 1960-61 - 4ª in Serie A
  • 1961-62 - 10ª in Serie A
  • 1962-63 - 11ª in Serie A
  • 1963-64 - 15ª in Serie A
  • 1964-65 - 14ª in Serie A
  • 1965-66 - 16ª in Serie A, retrocessa in Serie B
  • 1966-67 - 1ª in Serie B, promossa in Serie A
  • 1967-68 - 10ª in Serie A
  • 1968-69 - 12ª in Serie A
  • 1969-70 - 13ª in Serie A
  • 1970-71 - 12ª in Serie A
  • 1971-72 - 8ª in Serie A
  • 1972-73 - 11ª in Serie A
  • 1973-74 - 13ª in Serie A
  • 1974-75 - 12ª in Serie A
  • 1975-76 - 11ª in Serie A
  • 1976-77 - 14ª in Serie A, retrocessa in Serie B
  • 1977-78 - 8ª in Serie B
  • 1978-79 - 9ª in Serie B
  • 1979-80 - 7ª in Serie B
  • 1980-81 - 5ª in Serie B
  • 1981-82 - 2ª in Serie B, promossa in Serie A
 
  • 1982-83 - 7ª in Serie A
  • 1983-84 - 6ª in Serie A
  • 1984-85 - 4ª in Serie A -  Vince la Coppa Italia
  • 1985-86 - 11ª in Serie A
  • 1986-87 - 6ª in Serie A dopo la sconfitta nello spareggio contro il Milan
  • 1987-88 - 4ª in Serie A -  Vince la Coppa Italia
  • 1988-89 - 5ª in Serie A - Vince la Coppa Italia
  • 1989-90 - 5ª in Serie A -  Vince la Coppa delle Coppe
  • 1990-91 -  Campione d'Italia
  • 1991-92 - 6ª in Serie A -  Vince la Supercoppa Italiana
  • 1992-93 - 7ª in Serie A
  • 1993-94 - 3ª in Serie A -  Vince la Coppa Italia
  • 1994-95 - 8ª in Serie A
  • 1995-96 - 8ª in Serie A
  • 1996-97 - 6ª in Serie A
  • 1997-98 - 8ª in Serie A
  • 1998-99 - 16ª in Serie A, retrocessa in Serie B
  • 1999-00 - 5ª in Serie B
  • 2000-01 - 5ª in Serie B
  • 2001-02 - 10ª in Serie B
  • 2002-03 - 2ª in Serie B, promossa in Serie A
  • 2003-04 - 8ª in Serie A
  • 2004-05 - 5ª in Serie A
  • 2005-06 - 12ª in Serie A
  • 2006-07 - 9ª in Serie A

Estratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Sampdoria

 

Sottofondo musicale: Doria olè




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