Naviga tra le
onde della storia blucerchiata attraverso tempeste, storiche
attraversate e fantastiche conquiste:
La Ginnastica
Sampierdarenese, fondata nel 1891, aprì la rispettiva sezione
calcio nel 1899. Anche i ginnasti della Società Andrea Doria,
fondata nel 1895, iniziarono ad allargare le discipline praticate,
dedicandosi pure al calcio ed occupando a tale scopo lo spazio
dell'attu
ale piazza Verdi, di fronte al quale si stava costruendo la
stazione di Genova Brignole. L'Andrea Doria non partecipò ai
primi campionati organizzati dalla Federazione Italiana del
Football (F.I.F.) poiché si iscrisse invece ai tornei di calcio
organizzati direttamente dalla Federazione Italiana di Ginnastica,
alla quale appunto aderiva.
Il 27 luglio
1927, per volere del regime fascista, le formazioni dell'Andrea
Doria, della Sampierdarenese e della Corniglianese vennero fuse
dando vita alla formazione dell'A.C. "La Dominante".
Successivamente, nel biennio 1930 - 1931, sotto il nome di
"Liguria" retrocesse in terza serie: per questo motivo,
le formazioni nominate in precedenza ripresero separatamente
l'attività. Il 15 luglio 1937 la Sampierdarenese, fondendosi con
Corniglianese e Rivarolese dopo una riunione alla "casa del
fascio", diede vita all'"Associazione Calcio
Liguria" mentre l'Andrea Doria percorreva separatamente il
suo cammino in Serie C.
Dopo che la
guerra aveva pressoché impedito lo svolgersi dei campionati di
calcio, nel 1945 ripresero, seppure a fatica, le attività di
Sampierdarenese ed Andrea Doria. Oberate da problemi economici, le
due società arrivarono, l'anno successivo, ad un accordo che
prevedeva la fusione tra di esse: era l'unico modo per evitare la
chiusura di entrambe le "filiali" calcistiche delle
rispettive società.
Una delle
antenate della Sampdoria, l'Andrea Doria, mentre si appresta
a scendere in campo - il 14 ottobre 1945 - per affrontare
l'Ambrosiana (Inter) nell'inaugurazione dell'ultimo torneo
disputato prima della fusione: l'incontro finì 2-0 per
l'Ambrosiana.
La
nascita ufficiale: subito serie A
Il nome attuale
della società fu assunto il 12 agosto 1946, con la definitiva
fusione tra Sampierdarenese ed Andrea Doria: l'anno coincide con
il ritorno del Campionato Nazionale di Serie A a girone unico, al
quale la Sampdoria fu ammessa. Il primo presidente fu Piero
Sanguineti, che fu presto sostituito dall'ambizioso imprenditore
Amedeo Rissotto, mentre il primo allenatore fu il fiorentino
Giuseppe Galluzzi.
Nello stesso
mese, la nuova società tornò a giocare sul terreno di gioco
"storico" dell'Andrea Doria, e cioè quello che era il
terreno detto della "Cajenna" nel quartiere di Marassi,
nel frattempo diventato stadio Luigi Ferraris.
Per la nuova
società, fu studiata una maglia che unisse i colori di entrambe
le squadre: il bianco e blu dell'Andrea Doria, con il rosso ed il
nero della Sampierdarenese. Ne venne fuori una divisa
assolutamente unica, sicuramente la più originale di quelle
presenti nell'intero panorama calcistico nazionale[3]:
una maglia blu inframezzata da due strisce bianche, una rossa ed
una nera, con lo stemma di Genova (la croce di San Giorgio) al
centro.
Lo
storico esordio ed il primo memorabile derby
La prima
Sampdoria, stagione 1946/1947. In piedi, da sinistra,
Bassetto, Gramaglia, Fabbri, Bovoli,
Fattori, Fiorini e Pischianz. In ginocchio, Frugali, Baldini,
Lusetti e Zorzi.
La prima partita
della Sampdoria fu giocata il 22 settembre 1946 a Roma, presso il
vecchio Stadio Flaminio. La prima formazione blucerchiata fu la
seguente:
[3-4-3]
-
Bonetti in
porta;
-
Borrini,
Bertani e Zorzi in difesa;
-
Gramaglia
(primo capitano della Sampdoria), Fattori, Bassetto e Fiorini
a centrocampo;
-
Fabbri,
Baldini e Frugali in attacco.
la partita si
concluse 3-1 per la Roma, con il primo storico gol blucerchiato
siglato da Bassetto, che sarebbe rimasto alla Samp fino al 1953,
diventandone la prima bandiera. Per la formazione di casa, decise
il fenomenale Amadei, un altro grandissimo del calcio italiano,
con ben tre marcature.
Nello stesso
anno, la Sampdoria affrontò per la prima volta il Genoa, nel
primo storico derby di Genova. Si giocò, davanti ad un pubblico
gremito, il 3 novembre 1946: 3-0 il risultato per i blucerchiati,
con le marcature di Baldini, Fiorini e Frugali. Nella partita di
ritorno, fu ancora la Sampdoria ad avere la meglio; 3-2 al fischio
finale, con doppietta di Bassetto e gol di D'Alconzo: l'autogol di
Piacentini e la marcatura di Dalla Torre non bastarono ai rossoblù.
Un altro
risultato memorabile fu certamente la vittoria conseguita contro
il Milan il 13 ottobre 1946,
alla quarta giornata: dopo un iniziale svantaggio, siglato dal
rossonero Gimona, i blucerchiati riuscirono a recuperare il
risultato con una doppietta, tra primo e secondo tempo, del solito
Baldini.
Complessivamente,
le prime due stagioni videro piazzarsi la Sampdoria nelle ultime
posizioni, riuscendo comunque ad ottenere la salvezza con relativa
tranquillità; all'esordio nella massima competizione nazionale, i
blucerchiati non sfigurarono, terminando ad un più che onorevole
decimo posto, traguardo non trascurabile vista la giovinezza della
società. Il buon piazzamento in classifica fu soprattutto merito
di Baldini e Bassetto, autori rispettivamente di 18 e 13
marcature: furono soprannominati "i gemelli del gol",
titolo successivamente assunto solo da Vialli e Mancini ai tempi
dello storico scudetto del 1991.
Poi, dopo un anno
caratterizzato da una difficile salvezza, la Sampdoria sorprese
tutti, piazzandosi al quinto posto. La stagione 1948/1949 fu
quella dell' "attacco atomico", con Baldini e Bassetto
che assunsero il ruolo di autentici protagonisti, contribuendo
decisamente alla quinta posizione in graduatoria. Grazie ai buoni
risultati ottenuti, la Sampdoria vide aumentare l'interesse
nazionale nei propri confronti: esso fu dimostrato dalla prima
convocazione di un calciatore blucerchiato in Nazionale A.
Infatti, nel 1949, grazie alle sue ottime prestazioni con la
casacca blucerchiata, Baldini fu convocato in Nazionale per
l'amichevole contro il Portogallo: ovviamente, si trattò
dell'esordio del primo calciatore sampdoriano con la maglia
azzurra. La partita, nella quale il giocatore partì da titolare e
alla quale assistette il primo presidente della Repubblica, Enrico
De Nicola, si giocò al Luigi Ferraris: 4-1 per gli azzurri il
risultato finale.
Foto della
Sampdoria che conquistò il quinto posto nella stagione
1948/1949, qui ritratta dopo la vittoria per 5-1 nel derby
disputato il 17 Ottobre 1948. In piedi, da sinistra, Curti,
La Penna, l'allenatore Baloncieri, Zorzi, Rebuzzi, il
massaggiatore Pelizza, Baldini, Bassetto, il magazziniere
Frugone e Gramaglia. In ginocchio, Lusetti, Coscia e Bertani.
La formazione
tipo di quella stagione era costituita da:
-
Lusetti in
porta;
-
Gratton,
Arrighini, Gaerd e Bertani in difesa;
-
Coscia,
Lucentini, Gei e Bassetto sulla linea mediana;
-
Lorenzo e
Sabbatella come centravanti.
L'uscita
di Rissotto e l'arrivo di Aldo Parodi
Nel 1949, la
Sampdoria ebbe un nuovo presidente; era Aldo Parodi, uomo
ambizioso già presidente dell'Andrea Doria ai tempi della
fusione: sembrò che con Parodi ci potesse essere un ulteriore
salto di qualità, ma purtroppo non fu così. Infatti, nella
stagione successiva, che sarebbe dovuta essere quella della
conferma, la squadra deluse le aspettative, non andando oltre il
tredicesimo posto.
Gli anni quaranta
terminarono così con una cocente delusione, ma con buone
prospettive per il futuro grazie alla buona situazione globale,
sia dal punto di vista societario che finanziario.
Gli
anni cinquanta: un decennio di alti e bassi
Le
prime delusioni
Dopo l'ottimo
piazzamento di due anni prima, la Sampdoria aveva attirato un
sempre maggior numero di tifosi come ad esempio molti di quei
genovesi che non erano mai stati attirati dai colori rossoblù.
Così, si crearono sempre maggiori aspettative da parte dei tifosi
blucerchiati, il cui sostegno non fu però ricompensato da parte
della squadra e dell'allora presidente Parodi.
La
formazione della Sampdoria nella stagione 1951/1952. In
piedi, da sinistra, Oppezzo, Coscia, Bergamo, Moro, Ballico
e Fommei. In ginocchio, Sabbatella, Lorenzo, Podestà, Gei e
Gratton.
Il decennio si
aprì con un dodicesimo posto, frutto di una non ottima campagna
acquisti, il cui culmine fu raggiunto con la cessione di Giuseppe
Baldini ai rivali del Genoa.
Arrivarono sì Gei e Sabbatella, autori di alcuni gol importanti,
ma in quella stagione fu soprattutto la difesa a deludere, con 76
reti subite: nessuno, neppure il Genoa ultimo in classifica e
retrocesso in Serie B, fece peggio. Inoltre, l'era dell'
"attacco atomico" era terminata, con un bottino di 51
reti, piuttosto misero, se si pensa che l'organizzazione difensiva
non era certo quella di oggi.
Il presidente
Parodi capì finalmente che la difesa necessitava di una radicale
trasformazione: dal Novara giunse il collaudato mediano Opezzo;
dalla Lucchese
Moro, il portiere delle pazzie, delle papere e dei miracoli per
eccellenza; dal Livorno il
centromediano-mastino Fommei. E la campagna acquisti diede i
frutti sperati: da una parte, un buon numero di realizzazioni,
mentre dall'altra sole 40 reti subite. La stagione 1951/1952
terminò con un soddisfacente settimo posto, che permise il
necessario miglioramento dei rapporti tra presidente e tifosi, che
avevano in precedenza mostrato un po' di delusione per lo scarso
rendimento della squadra.
L'anno
successivo, nel quale i tifosi si aspettavano che ci potesse
essere un ulteriore miglioramento, fu invece avaro di successi.
Anzi, per la prima volta la Sampdoria fu coinvolta nella lotta per
non retrocedere: alla fine, solo due preziose vittorie
(rispettivamente contro l'Inter, 2-0 in trasferta, e contro il
Palermo, 4-1 a Marassi) permisero alla società di rimanere nella
massima serie. Nell'estate del 1953, il presidente Aldo Parodi si
fece da parte: lo sostituì Alberto Ravano, la cui lunga
presidenza -otto anni- fu caratterizzata soprattutto da buoni
risultati.
Il rigore
di Conti nella partita contro la Juventus, terminata 5-1 per
i blucerchiati.
L'avvento di
Ravano apportò molti benefici alla società blucerchiata.
Nonostante la partenza del bomber Bassetto (196 presenze e 93 gol
con la Sampdoria), i tifosi non potevano che essere felici per il
mercato estivo, con l'arrivo di giocatori tra cui Testa, possente
centravanti, Podestà, buon difensore, Tortul, estroso
centrocampista e Baldini, ritornato e "perdonato" dopo
gli anni con la casacca rossoblù dei cugini. Alla fine, la Samp
arrivò ottava, dietro solo alle squadre decisamente più forti ed
organizzate.
La stagione
seguente, quella 1954/1955, caratterizzata dalle ottime
prestazioni del giovane difensore Bernasconi, che sarebbe poi
diventato una "bandiera" blucerchiata, fu abbastanza
buona: il nono posto finale, accompagnato da convincenti prove
offerte contro le grandi (specialmente la Juventus), accontentò
l'ambiente sampdoriano. In particolare, memorabile fu il match
giocato a Marassi il 30 gennaio 1955 contro i bianconeri: 5-1 il
risultato finale, con reti di Rosa, Ronzon, Baldini, Tortul e
Conti (rig.) per la Samp, ed il gol di Bronèe per i torinesi.
I
primi grandi colpi di mercato: da Firmani ad Azeglio Vicini
La
formazione della Sampdoria nella stagione 1956/1957. In
piedi, da sinistra, Vicini, Arrigoni, Ocwirk, Firmani,
Martini e Bardelli. In ginocchio, Agnoletto, Farina,
Agostinelli, Tortul, Bernasconi.
Dopo il buon
piazzamento della squadra, il presidente Ravano decise di
rafforzare ulteriormente la squadra: il colpo di mercato della
Sampdoria fu il bomber Eddie Firmani. Il giocatore non deluse
assolutamente le aspettative: le sue 18 reti in 29 partite,
insieme alle grandi prestazioni della squadra e soprattutto del
fantasioso Tortul, permisero al Doria di ottenere il sesto posto
finale. L'unica pecca della stagione fu non essere mai riusciti a
sconfiggere i cugini: all'andata una sconfitta per 2-1, mentre al
ritorno, giocato "in casa", un noioso 0-0.
Nel Luglio del
1956, Alberto Ravano portò a Genova il primo straniero di grande
valore, Ernst Ocwirk, regista e capitano dell'Austria. Il suo
arrivo fu accompagnato da quello del giovane centrocampista
Azeglio Vicini, oggi conosciuto soprattutto per avere allenato,
alla fine degli anni ottanta, la Nazionale italiana. L'annata fu
contraddistinta dalle grandi vene realizzative di Firmani e di
Ocwirk, autori rispettivamente di undici e dieci gol, ma anche da
una difesa "ballerina", che risultò la più battuta
dopo quelle del Palermo e dell'Udinese. Il quinto posto finale
risultò abbastanza sorprendente, visto il grande numero di reti
subite, ma l'elevato numero di marcature permise alla Samp di
ovviare alle carenze difensive.
Un'altalenante
fine decennio: i tempi di "Tito" Cucchiaroni
L'annata
1957/1958 vide i blucerchiati lottare per non retrocedere. La
squadra, allenata da Lajos Czeizler, ottenne la salvezza solo
all'ultima giornata, con una netta vittoria sul Torino per 4-0.
Per l'ennesima volta, la difesa risultò essere la più battuta di
tutta la Serie A: furono ben 62 le volte in cui "si dovette
raccogliere la palla in fondo al sacco". La vittoria, da
parte della Primavera, del prestigioso Trofeo di Viareggio, non
influì sulle scelte di Ravano, deluso dal gioco mostrato dal
mister cecoslovacco: decise quindi di rimpiazzarlo e di
sostituirlo con Eraldo Monzeglio, allo scopo di riportare la Samp
ai vertici del campionato italiano.
La
formazione della Sampdoria nella stagione 1958/1959. In
piedi, da sinistra, Bardelli, Ocwirk, Vincenzi, Vicini e
Milani. In ginocchio, Bergamaschi, Toschi, Bernasconi,
Sarti, Recagno e Cucchiaroni.
Il presidente
fece la scelta giusta. La cessione del bomber Firmani all'Inter,
portò, oltre a congrui ricavi nelle casse blucerchiate, anche
Vincenzi, difensore destinato a vestire la maglia del Doria per
altri dieci anni. Il suo arrivo fu accompagnato da quelli di
"Tito" Cucchiaroni e di Milani, tutti e due provenienti
dalle squadre milanesi, e da quelli di importanti giovani
cresciuti nelle giovanili, come Grabesu e Vergazzola. Pochi gol
subiti ed un discreto numero di marcature, soprattutto da parte di
Cucchiaroni e Milani (rispettivamente 10 ed 11 reti), fruttarono
un quinto posto dietro alle grandi del calcio italiano.
Gli anni
cinquanta si conclusero con un altro ottavo posto, determinato da
prestazioni piuttosto altalenanti. L'arrivo dello svedese Skoglund,
autore di sette reti, e le buone partite disputate da Ocwirk e
Cucchiaroni, non bastarono per confermare la quinta posizione in
graduatoria dell'anno prima. Sicuramente, un ruolo importante per
la non bellissima stagione blucerchiata ebbe l'infortunio del
bomber Milani, che s'infortunò nella partita contro il Bologna,
giocata il 22 novembre 1959, riportando la rottura dei legamenti:
stette fuori fino a maggio 1960, ed il colpo fu così duro per
l'ambiente sampdoriano che furono perse le cinque partite seguenti
a quella contro la compagine emiliana. L'unica
"soddisfazione" della stagione fu la retrocessione dei
non certo amati cugini, sconfitti abbastanza nettamente sia nel
girone di andata, che in quello di ritorno.
L'arrivo
di Brighenti e lo storico quarto posto
La
formazione della Sampdoria nella storica stagione 1960/1961.
In piedi, da sinistra, Cucchiaroni, Vincenzi, Ocwirk,
Lojodice, Vicini e Bergamaschi. In ginocchio, Brighenti,
Marocchi, Rosin, Recagno e Bernasconi.
L'ottavo posto
conseguito nella stagione 1959/1960 non soddisfece del tutto
l'ambizioso presidente Ravano che, seppure ai ferri corti con la
tifoseria per alcune cessioni eccellenti, decise di acquistare
l'ennesimo scarto dall'Inter:
dopo Cucchiaroni e Skoglund, arrivò a Genova il nazionale Sergio
Brighenti. Proprio l'attaccante modenese diventò l'emblema della
straordinaria annata blucerchiata, culminata con il quarto posto,
dietro alle "superpotenze" del calcio nostrano. Con 17
vittorie, 41 punti e soprattutto con le 27 reti siglate da
Brighenti, la Sampdoria raggiunse uno storico piazzamento, che
rimane al terzo posto tra le migliori posizioni raggiunte in serie
A dalla società genovese (dopo lo scudetto del 1991 ed il terzo
posto del 1994). Da sottolineare anche le prove offerte da
Cucchiaroni, Ocwirk e Skoglund, il primo autore di otto segnature,
mentre gli altri realizzarono insieme un discreto numero di reti.
Quella stagione
fu però turbata da un piccolo caso, costituito dal continuo
alternarsi tra i due portieri della rosa: l'esperto Rosin, alla
Samp da qualche anno, ed il giovane Sattolo,
appena acquistato dall'Ivrea. Quest'ultimo godette della fiducia
di Monzeglio fino alla terza giornata, quando, improvvisamente,
l'allenatore gli preferì Rosin, che a sua volta dovette cedere il
posto dopo la bruciante sconfitta di Catania. Alla fine, il
"vecchio" portiere riacquistò definitivamente il suo
posto da titolare, dopo l'imbarazzante prova offerta da Sattolo
contro l'Udinese: la partita, giocata a Udine il 22 gennaio 1961,
terminò con un perentorio 7-1.
Lolli
Ghetti e l'inizio della lunga crisi
Sembrava che il
grande piazzamento dell'ultima stagione potesse risanare gli
ancora tesi rapporti tra società e tifoseria, ma ciò non
avvenne. I sostenitori blucerchiati continuarono a non apprezzare
l'operato della società, fatto soprattutto di cessioni
eccellenti; dunque, il presidente, sotto la pressione
insostenibile della sua famiglia, che lo voleva vedere uscire dal
mondo del calcio, decise, seppure a malincuore, di lasciare. Da
parte della società, fu quindi convocata una speciale
Commissione, che scelse, come successore di Ravano, il ricco
armatore Glauco Lolli Ghetti. Il nuovo presidente, appena eletto,
promise alla tifoseria, entusiasta dell'ambizioso ciociaro, che la
squadra avrebbe lottato per lo scudetto. Ma non fu così. Dopo la
conferma di Monzeglio e la partenza del grande
"lottatore" Ocwirk, Lolli Ghetti portò a Genova gli
esperti slavi Boskov e Veselinovic, la cui grande esperienza non
bastò per confermare il risultato della stagione precedente.
Anzi, il decimo posto finale fu considerato persino soddisfacente,
visto che, a poche giornate dalla fine, la squadra era data per
spacciata: solo la sostituzione di Monzeglio con Roberto Lerici
permise alla Sampdoria di salvarsi, con un bottino di otto punti
nelle ultime sei giornate.
La sfortunata
stagione 1961/1962 vide la prima partecipazione dei blucerchiati
ad un torneo internazionale, la Mitropa
Cup: l'esordio europeo fu pessimo, visto che la squadra non
riuscì neppure a superare il primo turno.
La
formazione della Sampdoria nella deludente stagione
1962/1963. In piedi, da sinistra, Battara, Vicini,
Bergamaschi, Vincenzi, Da Silva e Toro. In ginocchio,
Toschi, Tomasin, Maestri, Marocchi e Brighenti.
L'annata
1962/1963, contraddistinta dall'arrivo del giustiziere dell'Italia
ai mondiali 1962, il cileno Jorge Toro, risultò ancora più
deludente di quella dell'anno precedente. Dopo l'uscita dalla
Coppa delle Fiere, a seguito della pesante sconfitta per 6-0
contro gli ungheresi del Ferencvaros, la Sampdoria non fece meglio
in campionato. La sconfitta per 2-1 contro il Genoa, riportata
alla quinta giornata, costò il posto a Lerici, che fu sostituito
dalla vecchia bandiera blucerchiata Ocwirk, mandato via nel 1961
per incomprensioni col presidente. La salvezza matematica, che fu
ottenuta a poche giornate dalla fine del campionato, fu raggiunta
soprattutto grazie alle buone vene realizzative di Cucchiaroni e
del brasiliano "China" Da Silva, quest'ultimo autore di
tredici marcature. Invece, Brighenti non fu in grado di sfiorare
neppure lontanamente i grandi risultati dell'anno prima: furono
solo otto le reti per il calciatore modenese. Di conseguenza, il
sudamericano risultò l'unica nota positiva della stagione, mentre
Toro, indicato all'inizio come uomo in più della squadra
blucerchiata, segnò solo tre gol (di cui due su rigore): alla
fine, passò al Modena, dove rimase per sette anni. Invece, furono
ottime le prestazioni dei giovani della Sampdoria, che
conquistarono il Trofeo di Viareggio.
Nell'estate 1963,
il presidente non rinforzò adeguatamente la squadra: le partenze
di Cucchiaroni, Brighenti e Toro furono rimpiazzate esclusivamente
dall'acquisto dell'ex genoano Barison, i cui 14 gol non bastarono
per fare un buon campionato. Un pessimo finale di stagione
costrinse la Sampdoria a giocarsi con il Modena lo spareggio per
non retrocedere: la partita, disputata allo stadio San Siro di
Milano il 26 maggio 1964, vide i blucerchiati prevalere per 2-0,
con le reti di Barison e Salvi.
La stagione
seguente fu caratterizzata dall'arrivo di giocatori anziani e
modesti. Il tridente offensivo creato da Ocwirk, formato da Da
Silva, Sormani e Lojacono, non permise alla squadra di fare quel
salto di qualità che era stato loro chiesto. Furono solo sedici i
gol segnati dai tre sudamericani, di cui sette da Da Silva,
l'unico che tenne a galla la debole formazione sampdoriana.
Tuttavia, soltanto una buona difesa, che sopperì alla scarsa vena
realizzativa degli attaccanti blucerchiati, permise alla Sampdoria
di ottenere la salvezza. Alla fine, dopo il cambio di allenatore,
che vide la sostituzione del tecnico austriaco con la vecchia
bandiera Baldini, fu guadagnato un deludente quattordicesimo
posto, dietro alla Lazio per differenza reti (il numero di punti
era infatti lo stesso) e davanti a Genoa,
Messina e Mantova: queste ultime retrocedettero in Serie B.
L'arrivo
di De Franceschini e la "strana" retrocessione
Dopo avere
raggiunto la fatidica salvezza, Lolli Ghetti, deluso per
l'andamento delle cose, si dimise dalla carica di presidente: al
suo posto giunse Enrico De Franceschini, che provvide a
confermare, compiendo un grave errore, Giuseppe Baldini. Infatti,
l'allenatore ottenne esclusivamente dei risultati deludenti, tra
cui spiccò la pesante sconfitta ad opera della Fiorentina: la
partita, giocata alla settima giornata, vide i toscani surclassare
i genovesi con il risultato di 5-0. Il presidente, che aveva perso
la fiducia in Baldini, decise di affiancargli l'esperto Fulvio
Bernardini, che finì per sostituire definitivamente
"Pinella" dopo alcune giornate. L'ex allenatore di
Bologna e Fiorentina, sfortunatamente per i blucerchiati, non
riuscì a fare il miracolo di salvare la Sampdoria dalla
retrocessione: nell'ultima giornata, i genovesi furono sconfitti
dalla Juventus,
mentre la Spal,
diretta concorrente per la salvezza, pareggiò, con una
sorprendente rimonta, a Brescia. Il 2-2 finale è ancora oggi
oggetto di molti sospetti, che si concentrano anche e soprattutto
sul famoso arbitro Concetto Lo Bello, il quale diresse quella
"strana" partita.
Comunque,
l'episodio più famoso di quella deludente stagione fu sicuramente
il rigore negato alla Sampdoria alla terz'ultima giornata di
campionato, che vedeva la squadra blucerchiata affrontare, in
trasferta, la Lazio. In quel match, l'arbitro triestino Bernardis
non concesse ai blucerchiati un rigore, definito
"solare" da tutta la stampa nazionale, per un fallo del
portiere Gori sul centravanti sampdoriano Cristin. La mancata
concessione del rigore risultò decisiva ai fini della lotta per
non retrocedere: infatti, se la Samp avesse segnato il rigore ed
ottenuto la vittoria, avrebbe raggiunto la Lazio in classifica,
facendo così un grande passo verso la salvezza.
Stadio
Marassi, 18 Giugno 1967. La Sampdoria si appresta a
terminare, con una bella vittoria sull'Alessandria, l'ottimo
campionato disputato. In piedi, da sinistra, Bernardini,
Cristin, il prof. Chiappuzzo, Vincenzi, Garbarini, il
presidente Salatti, il suo vice Colantuoni, Tentorio,
Battara e il prof. Granato. In ginocchio, Sabatini,
Frustalupi, Vieri, Francesconi, Salvi e Dordoni.
La retrocessione
in Serie B portò il presidente De Franceschini a dare le
dimissioni: al suo posto giunse Arnaldo Salatti, che provvide a
confermare Bernardini ed a rinforzare la squadra con alcuni buoni
giocatori, tra i quali spiccavano Roberto Vieri e la punta
Francesconi. L'annata fu contraddistinta da un entusiasmante
duello tra la Samp ed il Varese, vinto alla fine dalla squadra
blucerchiata, che concluse la stagione al primo posto, con un
bilancio di 20 vittorie, 14 pareggi e 4 sconfitte. Il
capocannoniere della squadra fu Francesconi, autore di 20 gol,
seguito da Salvi e Vieri, che segnarono rispettivamente 12 e 5
volte. Anche i cugini rossoblù giocarono quel campionato,
terminando alla fine al 12° posto, ma diedero non pochi
dispiaceri alla squadra blucerchiata: la partita del girone
d'andata vide un pareggio per 0-0, mentre al ritorno decise, per
il Genoa, il capitano Rivara. L'ultimo match dell'anno fu giocato
a Marassi il 18 giugno 1967: la partita, giocata contro la già
retrocessa Alessandria, fu decisa da un gol dell'ariete
blucerchiato Francesconi.
In ambito
societario, ci fu un importante cambiamento: il 23 marzo di quell'anno,
l'associazione di persone Unione Calcio Sampierdarenese-Doria
"Sampdoria" fu posta in liquidazione e sostituita dalla
Unione Calcio Sampdoria Spa, costituita con un capitale sociale di
200.000.000 di lire.
Nell'estate
successiva, Salatti ricevette, da parte del mister Bernardini, la
richiesta di non cedere nessun pezzo pregiato: il presidente seguì
il consiglio dell'allenatore, cedendo il solo Tentorio ed
ingaggiando al suo posto Carpanesi, proveniente dalla Roma. Il
girone d'andata vide una buona Sampdoria dal punto di vista del
gioco, ma non dei risultati, visto che la squadra blucerchiata si
trovava in zona retrocessione a quota dieci punti. Le parole di
Bernardini, che spronò la squadra ad ottenere la salvezza,
galvanizzarono i giocatori blucerchiati: con i 17 punti del girone
di ritorno, la Sampdoria si piazzò al decimo posto. Furono
soprattutto Cristin, Francesconi e Vieri, con i loro 20 gol
totali, a permettere alla squadra di non soffrire eccessivamente
nel finale di campionato.
L'attaccante
della Sampdoria Bob Vieri, in una fotografia del 1969.
Il presidente,
senza dare esaurienti spiegazioni, si dimise alla fine della
stagione, lasciando il posto all'avvocato Mario Colantuoni, con il
quale si aprì un periodo piuttosto negativo, fatto di salvezze
raggiunte all'ultima giornata.
La stagione
1968/1969 fu molto simile a quella precedente:
-
Colantuoni
non cedette nessuno dei pezzi pregiati, accontentando così
Bernardini;
-
la prima
parte del campionato vide la Sampdoria costantemente
aggrappata al quart'ultimo posto, a causa di alcuni pessimi
risultati;
-
solo le
ultime partite dell'anno, in particolare le ultime sei, furono
soddisfacenti (ben otto punti su dodici disponibili).
In questo modo,
la formazione blucerchiata raggiunse il 12° posto, ad un solo
punto dalla zona retrocessione. La salvezza fu merito soprattutto
della buona difesa, guidata da uno stoico Battara, ormai da tempo
bandiera della squadra; infatti, l'attacco mise a segno solo 21
marcature, risultando così uno dei più deboli della massima
serie: né Francesconi, né tanto meno Vieri, "genio e
sregolatezza", riuscirono a confermare i loro standard.
La
formazione della Sampdoria nella brutta stagione 1969/1970.
In piedi, da sinistra, Sabadini, Nielsen, Garbarini, Corni,
Sabatini e Battara. In ginocchio, Francesconi, Salvi,
Cristin, Frustalupi e Delfino.
Dopo la sofferta
salvezza, la tifoseria blucerchiata pensò che Colantuoni avrebbe
fatto di tutto per rafforzare la squadra, ma Colantuoni fece
l'esatto contrario; infatti, con la vendita di Vieri e Morini alla
Juve
in cambio di Romeo Benetti più soldi, la Sampdoria s'indebolì
molto. L'arrivo del promettente centrocampista, peraltro molto
stimato da mister Bernardini, non fu sufficiente per cambiare
l'obiettivo della stagione, che era, come di recente, il
raggiungimento della salvezza. La Sampdoria, guidata dalla sua
ottima difesa, con il portiere Battara ed il difensore Sabadini
sugli scudi, permise alla squadra di ottenere il 14° posto,
salvandosi a due giornate dalla fine. Infatti, l'attacco mise a
segno solo venti marcature, tra le quali quattro dell'ala Cristin:
il centravanti più prolifico fu Francesconi, autore di tre gol in
14 partite.
Gli
anni settanta: un decennio di crisi
L'ultimo
anno di Bernardini e l'arrivo del "difensivista" Herrera
Come di frequente
nelle ultime stagioni estive, i tifosi della Sampdoria si
aspettavano dal presidente degli acquisti importanti: questi
ultimi ci furono, ma da parte di altre squadre; dal momento che
Colantuoni cedette alcuni giocatori importanti, come la mezzala Frustalupi
ed il mediano Benetti, ceduti rispettivamente all'Inter ed al
Milan. In cambio del promettente centrocampista, alla Samp
arrivarono Giovanni Lodetti e Luisito Suarez. Come l'anno
precedente, il presidente della società blucerchiata sperava che
l'esperienza di Bernardini avrebbe portato nuovamente la squadra
alla salvezza: ed in effetti, Colantuoni ebbe ragione. Dopo il
solito avvio stentato, l'esperto allenatore riuscì a traghettare
i suoi alla salvezza, seppure ottenuta solo all'ultima giornata,
grazie all'importante pareggio al Menti
di Vicenza.
Tuttavia, fu solo grazie alla differenza reti che la Sampdoria non
retrocesse in Serie
B; infatti, la squadra blucerchiata aveva gli stessi punti di Fiorentina
e Foggia,
ma grazie ad essa non dovette di nuovo dire addio alla massima
serie: a retrocedere fu la squadra pugliese.
9 Gennaio
1972, allo stadio San Siro si gioca Inter-Sampdoria.
Heriberto Herrera dà disposizioni tattiche al
centrocampista Casone: Suarez, invece, si allontana
ignorando i consigli del mister.
In quell'annata,
ancora una volta, il roccioso Cristin
dimostrò le sue discrete doti realizzative: i suoi nove gol,
insieme alle otto marcature di Salvi ed alle cinque di Suarez,
permisero alla Samp di ovviare alle insolite carenze difensive,
evidente conseguenza della partenza di Frustalupi verso Milano.
Accanto a loro si distinse il piccolo, funanbolico Fotia,un'ala
spesso imprendibile. Inoltre, proprio in quella deludente
stagione, fece la sua comparsa il giovane Marcello
Lippi, proveniente dal vivaio blucerchiato.
La stagione
1971/1972 fu caratterizzata dalla partenza di mister Bernardini
verso altri lidi; infatti, il presidente Colantuoni incolpò
Bernardini degli ultimi scarsi risultati della squadra, e decise
quindi di sostituirlo con Heriberto
Herrera, grande curatore della fase difensiva, ma non
particolarmente di quella offensiva. Non a caso, alla fine di
quell'annata, furono solo 28 i gol subiti, mentre gli attaccanti
ne misero a segno solo 23: per l'ennesima volta, il volenteroso
Cristin si dimostrò il giocatore più prolifico, con cinque gol
segnati. La difesa, guidata dal sempreverde Battara e dal giovane
Lippi, si dimostrò una delle meglio organizzate, tanto da
attirare gli interessi delle "grandi". Oltre alla buona
retroguardia, nota positiva dell'annata fu certamente il giovane
centravanti Spadetto,
che siglò, in undici partite, quattro reti, facendo, di
conseguenza, quasi meglio degli attaccanti titolari.
Nell'estate
successiva, dopo tanti anni come bandiera blucerchiata, Cristin,
inviso al tecnico, lasciò la Sampdoria: insieme a lui, per lo
stesso motivo, partirono anche Fotia e soprattutto il portiere
Battara, che per tanti anni aveva difeso la porta del Doria.
L'unico valore aggiunto rimasto in maglia blucerchiata, visto che
gli arrivati non erano in grado di rimpiazzare adeguatamente i
partenti, era Salvi,
che con i suoi sette gol permise alla squadra di salvarsi.
L'ultima gara dell'anno, giocata in trasferta col Torino:
il match vide la squadra blucerchiata vincere per 1-0 con il gol
decisivo di Boni. La vittoria fu importantissima, visto che la
favorevole differenza reti garantì la salvezza: ad avere la
peggio fu l'Atalanta,
che retrocesse in Serie
B. In estate, la Sampdoria, dopo l'apertura di un'indagine nei
suoi confronti, rischiò addirittura di essere retrocessa nella
serie cadetta, ma la giustizia sportiva, anche di fronte ad una
effettiva mancanza di prove e ad alcune illazioni giornalistiche,
condannò la squadra a scontare, nel successivo campionato,
quattro punti di penalità, che, dopo vari ricorsi, furono ridotti
a tre.
La
retrocessione in Serie B ed il successivo ripescaggio
La
formazione della Sampdoria nella stagione 1973/1974. In
piedi, da sinistra, Lippi, Improta, Prini, Rossinelli,
Maraschi e Santin. In ginocchio, Salvi, Cacciatori, Lodetti,
Badiani e Boni.
Nell'estate 1973,
dopo cinque anni da presidente, Colantuoni di dimise;
probabilmente, i motivi di questo abbandono furono dovuti ai forti
sospetti che si riversarono su di lui, essendo infatti indicato
come principale organizzatore della presunta combine: al suo posto
arrivò Giulio
Rolandi. Il nuovo presidente non apprezzava lo stile di gioco
del tecnico paraguaiano:
per questo motivo, dopo averlo liquidato, ingaggiò l'ex giocatore
blucerchiato Guido
Vincenzi, che aveva appena preso il patentino di allenatore.
Per Vincenzi si trattava della prima esperienza su di una panchina
di Serie
A: portare la Sampdoria alla salvezza, vista la debole
formazione a disposizione ed i tre punti di penalizzazione da
scontare, era una vera utopia. Infatti, il ritorno di Cristin e le
buone prestazioni di Lodetti e Lippi non bastarono per evitare la
retrocessione: la Sampdoria arrivò penultima, seguita solo dal Genoa.
La società era rassegnata a partecipare al campionato della serie
cadetta, quando una sconvolgente notizia colpì l'allora mondo del
calcio: il Foggia
ed il Verona
erano state indagate per una presunta combine. Il procedimento
giudiziario terminò con la retrocessione di entrambe le squadre
in Serie
B, mentre la Samp fu riammessa di diritto alla Serie A.
Il
ritorno di Lolli Ghetti e la fase discendente
Il ritorno di
Glauco Lolli Ghetti come presidente della società coincise con
l'allontanamento di Vincenzi e con l'arrivo del nuovo mister Giulio
Corsini. La squadra era stata preparata per affrontare la
serie cadetta; di conseguenza, partirono giocatori di buon valore
che non furono tuttavia rimpiazzati: rimanevano il solo Lippi ed Arnuzzo
a rappresentare degnamente la squadra genovese. Alla fine della
stagione 1974/1975 arrivò alla fine un buon tredicesimo posto,
che significava salvezza: quest'ultima fu ottenuta a due giornate
dal termine, quindi la sconfitta all'ultima giornata con la Fiorentina
per 4-3 non risultò decisiva ai fini della lotta per non
retrocedere. Merito delle buone prestazioni stagionali spetta a
"nonno" Maraschi, punta di esperienza che mise a segno
sette reti in 24 partite: toccò a lui sopperire all'inefficienza
degli attaccanti blucerchiati, in particolare delle due punte
titolari, Magistrelli e Prunecchi, autori di due sole reti a
testa.
L'anno
successivo, il vulcanico presidente della Sampdoria sostituì
Corsini con Eugenio
Bersellini, che ebbe il merito di traghettare la squadra alla
salvezza, seppur sofferta. Inoltre, la stagione fu sfortunata anche
dal punto di vista degl'infortunati, visto che Lippi, colonna
della difesa, stette fuori a lungo per un infortunio: quest'ultimo
gli permise di disputare solo 14 partite, coronate anche da una
rete. Dopo un inizio disastroso, la Sampdoria acquistò dal Milan,
a novembre, il libero Zecchini,
il cui arrivo fu fondamentale per garantire un minimo di stabilità
alla difesa, mostratasi all'inizio troppo "ballerina".
Per quanto riguarda il settore offensivo, molto bene fece il
neo-arrivato Nello
Saltutti, autore di otto reti: dopo di lui, si segnalarono le
sei reti di Magistrelli, che migliorò quindi il bottino dell'anno
precedente.
I
mancati investimenti e la retrocessione in serie B
La
formazione della Sampdoria nella stagione 1976/1977, quella
della retrocessione in serie B. In piedi, da sinistra,
Callioni, Lippi, Bresciani, Savoldi, Zecchini e Bedin. In
ginocchio, Arnuzzo, Saltutti, Valente, Orlandi e Cacciatori.
Dopo gli scarsi
risultati della sua seconda gestione della società, Lolli Ghetti
non sembrò particolarmente turbato, ed invece di rafforzare la
squadra, come si aspettavano tutti i tifosi blucerchiati, vendette
il bomber Magistrelli ed il difensore Nicolini. Al loro posto,
arrivarono i soliti giocatori di belle speranze, che però non
apportarono alcun beneficio alla Sampdoria: tra di essi, si
ricordano solo Gianluigi Savoldi ed il giovane Chiorri,
proveniente dal vivaio blucerchiato. I pochi rinforzi non
bastarono a Bersellini per costruire una squadra in grado di poter
aspirare ad una buona posizione in classifica; anzi, già
all'inizio della stagione, che coincideva con il 30° dalla
fondazione della società, i tifosi del Doria avevano il timore
che quello seguente sarebbe stato l'anno "buono" per
retrocedere definitivamente:
non si sbagliarono. In venti giornate, la squadra ottenne solo
tredici punti; veniva data per spacciata, quando una reazione
d'orgoglio vide la Samp registrare una striscia positiva di dieci
partite, che fruttò tredici punti: ma le due sconfitte finali,
per mano di Bologna
e Juventus,
risultarono fatali, e così, dopo alcuni anni di permanenza nella
massima serie, nel 1977
la Sampdoria retrocesse in Serie
B.
L'abbandono
di Lolli Ghetti e gli anni bui
Dopo la
retrocessione nella serie cadetta, i tifosi della Sampdoria erano
convinti che Lolli Ghetti avrebbe fatto di tutto per cercare di
riguadagnare la loro fiducia. Invece, furono riconfermati i soli
Lippi ed Arnuzzo, e gli unici arrivi di qualità provenivano dalla
primavera blucerchiata, messasi recentemente in luce grazie alla
quarta vittoria del Trofeo
di Viareggio: per quanto riguarda l'allenatore, fu mandato via
Bersellini, ed al suo posto giunse il "mago" di Viareggio,
Giorgio
Canali: invece, il ruolo di direttore generale fu assunto
dall'ex allenatore blucerchiato Bernardini.
La prima stagione
in Serie B si rivelò piuttosto amara; dopo un inizio stentato,
caratterizzato da tre 0-0 e da qualche vittoria i blucerchiati
vissero un periodo altalenante, fatto di poche vittorie e molti
punti persi. Nel bel mezzo della stagione, a febbraio, le continue
contestazioni da parte della tifoseria spinsero Lolli Ghetti a
rassegnare le dimissioni, concludendo di fatto un ciclo: al suo
posto giunse Edmondo
Costa, che non aveva certo intenzione di investire nella
società. Comunque, ad alcune giornate dal termine, quando stava
lottando per la promozione, la squadra non fu in grado di
sopportare le forti pressioni da parte dell'ambiente e della
stampa. Nel momento decisivo dell'anno, la Sampdoria non vinse
neppure una partita, perdendo così il treno per la promozione: in
quella stagione, furono Ascoli, Catanzaro
ed Avellino,
che conseguì la promozione all'ultima giornata proprio contro la
Samp: con la vittoria per 1-0 al Luigi
Ferraris, la squadra campana raggiunse il traguardo di 44
punti e distaccò di due il Monza,
fermo a quota 42. Le uniche note positive della stagione furono le
buone prestazioni di due giovani provenienti dal vivaio, Chiorri
e Re.
La
formazione blucerchiata che partecipò al deludente
campionato di serie B 1978/1979.
La campagna
acquisti del 1978 si rivelò improntata al risparmio. La politica
attuata dalla società portò, all'inizio della stagione,
risultati disastrosi, che costarono il posto a Canali, sostituito
da Lamberto
Giorgis. Giorgis riuscì a traghettare la squadra, molto
debole ed incapace di reagire alle numerose critiche, alla
salvezza: il nono posto finale costituì il peggior risultato
della Sampdoria in tutta la sua storia. La tifoseria blucerchiata,
stanca per le continue delusioni, contestò Costa, che, dal
momento che non aveva alcuna intenzione di investire in un buon
parco di giocatori, approfittò dell'occasione giusta per cedere
la società: il 3
luglio 1979,
la Sampdoria fu ufficialmente acquistata da un petroliere romano, Paolo
Mantovani. Appena arrivato a Genova, affermò che il suo
obiettivo era quello di ricondurre il Doria in serie
A e di portarlo alla vittoria dello scudetto.
Tali affermazioni suscitarono l'ilarità di molti, ma Mantovani
mostrò subito che le sue intenzioni erano serie: infatti, operò
una vera e propria rivoluzione all'interno dell'organico
societario e della squadra. Per quanto riguarda la rosa
blucerchiata, partirono verso altri lidi Lippi, Savoldi, Re,
Tuttino e Chiarugi,
mentre arrivarono moltissimi giocatori, tra cui Logozzo, Sartori,
Pezzella, Redomi, Caccia, Venturini, Genzano e Piacenti. Claudio
Nassi fu nominato direttore sportivo, mentre sulla panchina fu
confermato Giorgis. L'inizio del campionato non fu dei migliori:
dopo le sconfitte con Como e Palermo ed un deludente pari nel
derby, sotto la forte pressione del pubblico sampdoriano,
Mantovani decise di mandare via il mite Giorgis e di sostituirlo
con il vulcanico Toneatto: dopo un inizio stentato, fatto di molti
pareggi, il nuovo mister portò la squadra a rimontare varie
posizioni, sino a raggiungere il settimo posto finale.
Gli
anni ottanta: l'era Mantovani
Un
altro anno di sofferenza e l'agognata promozione in Serie A
Paolo
Mantovani, il petroliere di origini romane che acquistò nel
1978
la Sampdoria.
Paolo Mantovani,
nell'estate del 1980,
non confermò Toneatto sulla panchina blucerchiata: al suo posto,
ingaggiò Enzo
Riccomini. Per quanto riguarda la squadra, operò una seconda
rivoluzione in appena due anni; infatti, cedette molti dei
giocatori acquistati l'anno precedente, e li sostituì con molti
calciatori giovani, tra cui Luca
Pellegrini, Fausto
Salsano e Pietro
Vierchowod (gli ultimi due girati poi in prestito): il loro
arrivo fu bilanciato da quello di giocatori piuttosto esperti,
come Luigi
Del Neri ed il portiere Bistazzoni. La stagione si aprì con
risultati soddisfacenti, ma troppo altalenanti per permettere alla
Sampdoria di agganciare la zona promozione; però, a metà
stagione, il Doria si avvicinò prepotentemente alle zone alte
della classifica, fino a giungere ad un quinto posto finale che
gridava vendetta.
La campagna
acquisti del 1981
fu caratterizzata dall'ennesima rivoluzione: il presidente
Mantovani, scatenato, vendette tredici giocatori e ne acquistò
altrettanti. Riccomini, incapace di gestire una rosa in continuo
cambiamento, fu licenziato dopo un brutto avvio di stagione: al
suo posto, giunse il giovane Renzo
Ulivieri, il quale, dopo un inizio stentato, riuscì a
traghettare la squadra verso la tanto sospirata promozione. Il
secondo posto finale, a pari merito col Pisa
e alle spalle del Verona,
riportò quindi la Samp nella massima serie, dopo il quinquennio
trascorso nel purgatorio della Serie
B.
I
primi grandi acquisti e gli anni di adattamento alla Serie A
La
formazione blucerchiata che ottenne il settimo posto nella
stagione 1982/1983.
Il presidente
Mantovani, conscio della grande differenza di valori in campo tra Serie
A e B,
impegnò molte risorse finanziarie nella campagna acquisti estiva.
Si segnalarono soprattutto gli arrivi di tre giocatori: l'inglese Trevor
Francis, l'irlandese Liam
Brady e l'ancora minorenne Roberto
Mancini, prelevato dal Bologna.
Per quanto riguarda i giocatori ritornati dai rispettivi prestiti,
Chiorri ritornò ad indossare la maglia blucerchiata, mentre
Vierchowod, dopo l'anno trascorso a Firenze,
andò, ancora una volta in prestito, alla Roma.
L'allenatore Ulivieri rimase al suo posto, mentre Paolo Borea fu
eletto direttore sportivo al posto di Claudio Nassi. La buona
campagna acquisti messa in atto da Mantovani e la stabilità della
società, fecero aumentare il numero di abbonamenti, che
superarono quota 12000; inoltre, quell'annata si ricorda per una
media-spettatori (nelle partite casalinghe) di circa 35000 unità.
La stagione 1982/1983,
per i colori blucerchiati, si aprì ottimamente, visto che si
ottennero sei punti nelle prime tre partite, frutto di altrettante
vittorie contro Juventus
(1-0), Inter
(2-1 fuori casa) e Roma
(1-0). La squadra, sulla cresta dell'onda, riuscì per qualche
giornata a tenere il passo delle "grandi", ma alla fine
dovette cedere le prime posizioni: alla fine, la squadra di
Ulivieri raggiunse il settimo posto. In quell'anno, tutte le
neopromosse si resero protagoniste di un buon campionato: oltre al
settimo posto in graduatoria della Samp, si registrarono infatti
la quarta posizione raggiunta dal Verona
e la salvezza del Pisa,
giunto 11°.
Gli
anni d'oro: dal 1984 al 1994
Foto dei
festeggiamenti della squadra subito dopo la vittoria contro
il Lecce,
decisiva ai fini dell'assegnazione dello scudetto alla
società blucerchiata
Dalla fine degli anni
settanta proprietario della società calcistica fu il
petroliere Paolo
Mantovani che si segnalò per l'abilità di individuare e
valorizzare giovani giocatori italiani. La squadra, affidata al
carismatico allenatore Vujadin
Boskov, ottenne risultati di prestigio tra la fine degli anni
Ottanta e l'inizio del decennio successivo. Ai successi della
società contribuirono importanti giocatori italiani quali Gianluca
Vialli, Roberto
Mancini, Attilio
Lombardo, Pietro
Vierchowod, Gianluca
Pagliuca e prestigiosi calciatori stranieri come Toninho
Cerezo, David
Platt, Ruud
Gullit e Siniša
Mihajlović.
L'impegno della
squadra e della società - che respinse le offerte d'acquisto per i
migliori giocatori della Sampdoria da parte dei club più ricchi e
titolati - portarono ad una serie di risultati mai visti finora
sulla sponda blucerchiata del capoluogo ligure, cominciata nel 1984-'85
con la conquista della prima Coppa
Italia, successo ripetuto nel 1987-'88,
nel 1988-'89
e nel 1993-'94.
Nel giro di pochi
anni la Sampdoria partecipò tre volte alla Coppa
delle Coppe: la prima volta nella stagione 1985/86,
abbandonando il torneo al secondo turno, la seconda nel 1988/89
approdando alla finale, perduta a Berna
contro il Barcellona
per 2-0 con le reti di Salinas
e López
Rekarte. Nella successiva edizione, infine, il 9
maggio 1990
a Goteborg,
la Sampdoria vince la finale e si aggiudica la Coppa battendo i
belgi dell'Anderlecht
per 2-0 con una doppietta
di Gianluca
Vialli nei tempi
supplementari.
La vittoria più
importante per la formazione blucerchiata arrivò comunque l'anno
dopo (stagione 1990-'91),
con la conquista dello scudetto.
Con i suoi 51 punti la Samp distaccò di cinque lunghezze la
coppia appaiata delle due squadre milanesi,
mentre Vialli, che siglò diciannove gol, vinse il titolo di capocannoniere.
L'anno
successivo, la Sampdoria vinse la Supercoppa
italiana e raggiunse la finale della Coppa
dei Campioni, dove pagando diverse assenze fu sconfitta dal Barcellona.
L'incontro terminò con il punteggio di 1-0 per i catalani con un
gol su punizione
da fuori area di Ronald
Koeman a tre minuti dalla fine del secondo tempo
supplementare.
Il periodo dei
successi della formazione blucerchiata si concluse nel 1993-'94
con la conquista della quarta Coppa Italia.
La morte nel 1993
del presidente Mantovani
segnò l'inizio di un declino sportivo e societario (che però non
impedì di vincere l'ennesima Coppa Italia nel già citato 1994),
iniziato qualche tempo prima con la cessione di alcuni calciatori.
Vialli
prese la strada della Juventus,
Pagliuca
andò all'Inter,
e diversi altri giocatori furono ceduti, in particolare alla Lazio
e al Parma
(Alain
Boghossian, Roberto
Mancini, Enrico
Chiesa e Siniša
Mihajlović su tutti). .
Una parte
del vecchio striscione Ultras Tito, portato dai tifosi
blucerchiati a Bogliasco in occasione del decennale della
morte di Paolo Mantovani (foto dell'ottobre 2003).
La società venne
ereditata dai quattro figli di Mantovani, di cui tre
disinteressati al "business" calcistico e preoccupati di
non intaccare il patrimonio familiare per coprire i
"deficit" della società calcistica: Presidente della
squadra diventò Enrico
Mantovani. Il declino sportivo fu inevitabile, dovendo la
società cedere ogni anno diversi giocatori per coprire il deficit
della gestione corrente. Verso la fine degli anni
novanta e dopo la cessione dell'ultimo campione, Roberto
Mancini nel 1997,
nel campionato 1998-1999
la Sampdoria fu retrocessa in serie B, dove fu destinata a
rimanere per quattro stagioni.
Da cardiopalmo la
penultima partita della Samp in serie A nel campionato 1998-99,
giocata a Bologna
(allenato da Carlo
Mazzone) il 16
maggio 1999:
una vittoria avrebbe dato la possibilità di disputare uno
spareggio-salvezza contro il Perugia, ma all'ultimo minuto sul
risultato di 2-1 per i doriani, l'arbitro Alfredo
Trentalange, assegnò un discusso rigore per un fallo su Simutenkov.
La trasformazione di Klas
Ingesson fu l'epilogo nella massima serie dei blucerchiati
dopo 17 anni di permanenza. Il 18
febbraio 2001
Trentalange ammise poi beffardamente il suo errore, definendolo
come «la pagina più avvilente della mia carriera». È giusto
sottolineare, tuttavia, che la Sampdoria retrocesse soprattutto
per demeriti propri, dovuti anche ad una conduzione societaria non
sempre all'altezza.
La
Serie B e il passaggio ai Garrone
I primi due anni
di permanenza nella serie cadetta della Sampdoria videro la
squadra mancare la promozione per pochi punti e concludere al
quinto posto, ma la stagione più travagliata del periodo fu senza
dubbio quella 2001-2002,
quando il rischio di retrocessione in Serie
C1 era alle porte e solamente con una striscia positiva verso
fine campionato la squadra si salvò, soprattutto grazie a Francesco
Flachi, divenuto nel frattempo il nuovo idolo dei tifosi per
la grinta e la classe mostrate.
Riccardo
Garrone, l'imprenditore genovese che salvò la Sampdoria dal
fallimento.
Nel frattempo,
sul fronte societario, voci riguardanti imprenditori, quali Del
Vecchio (Luxottica), Della
Valle (calzature) e soprattutto Enrico
Preziosi, imprenditore avellinese
legato al commercio di giocattoli, interessati all'acquisto del
pacchetto azionario di maggioranza non portarono ad alcun
risultato concreto, se non quello di fare aumentare la tensione
nella tifoseria, fino a quando il petroliere genovese Riccardo
Garrone, proprietario della ERG
(storico sponsor della squadra dei tempi d'oro) intervenne in
prima persona, dopo una prima fase nella quale si era proposto
come semplice garante di una operazione che poi non andò a buon
fine, e ne divenne proprietario interrompendo il declino sportivo
e societario causato dalle enormi spese di gestione alle quali il
Presidente Enrico Mantovani non era più in grado di far fronte.
La
promozione in Serie A e l'inizio del ciclo Novellino
Con l'arrivo di
Garrone, dopo alcuni anni di paralisi e di pochi investimenti, si
registrò una grande voglia di riassaporare la massima serie. Per
un immediato ritorno in Serie A, di cui tutta la sponda
blucerchiata cominciò a parlare insistentemente, Garrone cambiò
subito la panchina e la direzione generale, affindandole
rispettivamente allo "specialista in promozioni" Walter
Novellino e a Beppe
Marotta, con il quale il mister aveva già collaborato, con
buoni risultati, a Venezia.
Per l'immediata risalita la squadra fu rivoluzionata, ed ai pochi
rimanenti, come Francesco
Flachi, Alessandro
Grandoni e Mirko
Conte, furono affiancati giocatori del calibro di Fabio
Bazzani, Luigi
Turci, Francesco
Pedone, Sergio
Volpi e Stefano
Bettarini, affiancati da giovani promettenti come Angelo
Palombo e Andrea
Gasbarroni (in tutto sedici nuovi acquisti).
La partenza non
poté essere migliore, visto che l'inizio di stagione previde il
derby con il Genoa, che si trovava nello stesso girone di Coppa
Italia: c'era dunque dunque la possibilità di partire con il
piede giusto. La partita, che fu fino all'ultimo a rischio per le
pesanti piogge dei giorni precedenti, fu vinta dai blucerchiati
con le reti di Flachi e Bazzani, i quali fecero subito intravedere
le loro potenzialità e si guadagnarono l'appellativo pesantissimo
di "gemelli del gol", attribuito in precedenza agli eroi
dello scudetto Vialli
e Mancini.
In poco tempo, venne a crearsi un gruppo molto coeso, nel quale
l'esperienza dei più "anziani" e l'entusiasmo dei
ragazzi più promettenti, uniti alla grande carica agonistica del
rude ma allo stesso tempo disponibile allenatore, portarono alla
conquista della tanto auspicata promozione; essa arrivò
ufficialmente il 17
maggio 2003,
al termine di una sfida col Cagliari,
battuto 3-1 allo stadio
Luigi Ferraris di Genova. La fine della gara diede il via ad
una lunga serie di festeggiamenti, che portarono, secondo le
autorità, più di centomila persone ad affollare ed invadere le
strade e le piazze del capoluogo ligure.
La festa per la promozione fu senza dubbio addolcita dalle
vittorie contro il Genoa il quale fu sconfitto dalla Samp in tutti
i derby
di quell'anno.
L'ottavo
ed il quinto posto nei primi due anni di A
La prima stagione
in serie A della Sampdoria vide l'arrivo di altri giocatori di
livello, come Francesco
Antonioli, Cristiano
Doni, Cristian
Zenoni, Giulio
Falcone e Aimo
Diana. I risultati furono piuttosto buoni per una neopromossa
ed alla fine la squadra raggiunse l'ottavo piazzamento, a 4 punti
dalla qualificazione in Coppa
Uefa e dall'Udinese,
giunta settima, che si sarebbe rivelata per lungo tempo una delle
bestie nere dei blucerchiati. Nella partita decisiva per
l'assegnazione dell'ultimo posto disponibile per l'Europa, la
Sampdoria crollò in casa con i friulani per 1-3, vedendo così
svanire il sogno di partecipare nuovamente ad una competizione
europea dopo quasi sei anni. L'ottavo piazzamento avrebbe potuto
significare la partecipazione all'Intertoto,
che prevedeva in quell'anno, come in quelli precedenti, una
preparazione anticipata e numerosi passaggi del turno. La società,
tuttavia, decise scaramanticamente di non accedervi in ricordo
della stagione 1998/1999,
nella quale la partecipazione all'Intertoto fu, a detta di molti,
la causa della successiva disfatta in campionato e dell'amara
retrocessione.
Garrone e
Novellino festeggiano il matematico accesso alla Coppa Uefa
dopo la vittoria casalinga per 3-0 contro il Lecce di Zeman.
Nel 2004
la tifoseria sampdoriana cominciò a criticare fortemente la
società, colpevole di investire poco o niente e di stare
unicamente attenta alle esigenze di bilancio. Gli arrivi di nuovi
elementi quali Marco
Pisano, Max
Tonetto e Marcello
Castellini, quest'ultimo al ritorno dopo l'esperienza in
blucerchiato di qualche anno prima, non furono accolti bene
dall'ambiente, che cominciò a rumoreggiare e si spaccò in due
tronconi: da un lato i sostenitori di Garrone, dall'altro i
critici del presidente. Eppure, dopo un inizio stentato la
squadra, complice la decisiva vittoria allo Stadio
Franchi di Firenze
sulla Fiorentina,
cominciò ad ingranare, a tal punto che poche settimane dopo si
cominciò a parlare di Europa.
Alcuni elementi
della rosa, come Fausto
Rossini e Mark
Edusei, riuscirono a ritagliarsi uno spazio importante,
contribuendo alla crescita della squadra, praticamente imbattibile
tra le mura amiche e spesso vincitrice in trasferta. Così, nelle
ultime tre giornate la Sampdoria si giocò con l'Udinese
l'accesso alla più importante e gloriosa competizione europea per
club, la Champions, che fu però persa dai blucerchiati dopo i
brucianti pareggi di Bologna
ed Udine,
oltre l'incredibile sconfitta casalinga con l'Inter,
decisa da un gol di Adriano
e caratterizzata da quattro pali colpiti dalla squadra
blucerchiata, tra cui uno clamoroso del ghanese Edusei. Alla Sampdoria rimase comunque la soddisfazione di una
cavalcata ai margini dell'incredibile: sicuramente, pochi erano
così ottimisti da auspicare un tale successo.
La
notte di Lens e le prime crepe nel rapporto fra Novellino e i
tifosi
Nella stagione
successiva, la squadra non fu rivoluzionata ed anzi, fu arricchita
da un attaccante di peso come Emiliano
Bonazzoli, proveniente dalla Reggina,
con il quale ci si aspettava un salto di qualità. L'annata iniziò
piuttosto bene; il discreto inizio di campionato fu accompagnato
dal superamento del turno preliminare in Coppa Uefa, frutto della
decisiva vittoria in casa contro la formazione portoghese
del Vitoria
Setubal. In campionato, furono addirittura nove i punti
ottenuti nelle prime quattro giornate, grazie alle vittorie su Treviso,
Reggina e soprattutto Milan,
quest'ultima per 2-1 con reti di Bonazzoli e Tonetto.
In Uefa, la
squadra blucerchiata entrò dunque nella fase a gironi, dove si
trovò un gruppo di avversarie piuttosto agguerrite: infatti,
oltre all'abbordabile Halmstad
si trovò di fronte l'Hertha
Berlino, il Lens
e lo Steaua
Bucarest. La vittoria con il club svedese
ed i pareggi con Hertha e Steaua non bastarono ai blucerchiati per
la qualificazione; la sconfitta decisiva di Lens, complice uno
sciagurato passaggio all'indietro di Volpi
ed il gol al 92° del tunisino Jemâa, intervallati dalla segnatura di Flachi
ed un clamoroso palo dello stesso, si rivelò una sciagura per
tutta la squadra, che perse fiducia e cominciò una clamorosa
crisi in campionato.
Dopo la vittoria
sul Messina,
datata 12
febbraio 2006,
la Sampdoria, che aveva cominciato a fare a meno del suo
"bomber" Bonazzoli per la rottura del crociato, non
riuscì più a vincere una sola partita, ottenendo tre punti in
tredici gare e palesando grandi limiti tecnici e di
concentrazione. La salvezza fu ottenuta più per demerito delle
altre squadre che non per i meriti dei blucerchiati, che
riuscirono persino a far voltare parte del pubblico in occasione
dell'ultima partita dell'anno, sciaguratamente persa contro il già
condannato Lecce.
Le voci di un possibile esonero dell'allenatore furono spesso
smentite dal presidente, deriso da alcuni sostenitori per la sua
decisione di non mandare via il mister con il presunto motivo di
non avere intenzione di pagare due stipendi contemporaneamente
(quello per Novellino e per il nuovo allenatore). Alla fine Monzon
fu riconfermato soprattutto per questo motivo ma anche per la sua
volontà di riscattare l'annata deludente e di dimostrare il reale
valore dei suoi giocatori.
La
stagione 2006 - 2007
Il
film dell'annata e la qualificazione all'Intertoto
Fabio
Quagliarella esulta dopo lo straordinario gol segnato contro
il Chievo in campionato.
Nella stagione 2006/2007
la Sampdoria si presentò ai nastri di partenza molto diversa
rispetto all'annata precedente; le partenze di uomini importanti
come Max
Tonetto, Aimo
Diana, Francesco
Antonioli e Marcello
Castellini, che avevano fatto la fortuna di mister Novellino,
furono sopperite dagli arrivi di giocatori come Accardi, Pieri, Franceschini
e Fabio
Quagliarella, quest'ultimo proveniente dall'Ascoli,
dove si era messo in luce insieme al compagno Andrea
Parola, anch'egli portato a Genova
da Marotta.
A luglio, e per poco più di qualche settimana, ha fatto parte
della rosa blucerchiata anche il bomber Christian
Vieri, prima di rescindere il contratto dopo aver saltato il
ritiro estivo con la prima squadra e non aver svolto neanche un
allenamento agli ordini del mister.
La voglia di
riscatto della truppa blucerchiata sembrò subito molto forte,
visto che le parole pronunciate dai calciatori, vogliosi di
riscattare il terribile finale della precedente stagione, facevano
intendere come il clima fosse ben diverso da quello rassegnato di
pochi mesi prima. Tuttavia la Sampdoria, nell'arco di tutto il
campionato, non è mai rientrata tra le prime sette squadre,
attestandosi sempre fra l'ottavo ed il decimo posto, fino al nono
piazzamento finale che è valso la qualificazione alla Coppa
Intertoto, a seguito del rifiuto dell'Atalanta,
giunta ottava. Senza dubbio, la squadra ha sentito la mancanza di
un forte attacco, vista l'indisponibilità che ha interessato, per
i più svariati motivi, tre delle quattro punte blucerchiate.
L'esplosione
di Quagliarella e la squalifica di Francesco Flachi
La stagione, pur
non offrendo globalmente grandi soddisfazioni, ha tuttavia
rilevato le grandi capacità e potenzialità di Fabio
Quagliarella, giovane attaccante campano
partito come quarta punta dietro Flachi, Bazzani
e Bonazzoli
e ritrovatosi alla fine dell'anno l'unico terminale offensivo a
disposizione di Novellino. Quagliarella, dopo un esordio un
pochino difficile, ha cominciato a far divertire la tifoseria
blucerchiata con i suoi gol, divenuti alla fine quattordici e
tutti di ottima fattura; il giocatore, infatti, non ha mai
realizzato segnature banali, ma anzi, ha cercato spesso la
marcatura da posizioni difficili, riuscendo addirittura a siglare
nella partita esterna contro il Chievo
un gol da quaranta metri, con un pallonetto spettacolare. Il
giocatore, già desiderio di alcune delle cosiddette
"grandi", ha alimentato ulteriormente le numerose
richieste dopo le due splendide marcature messe a segno contro la Lituania
nella sua prima partita da titolare in Nazionale,
giocata il 6
giugno 2007.
Nel mese di giugno è passato all'Udinese,
che se lo è aggiudicato alle buste.
Walter
Mazzarri con la maglia blucerchiata in occasione della sua
presentazione ufficiale alla stampa.
Un capitolo a
parte merita la vicenda Flachi, che tanto scalpore ha suscitato
sia nell'ambiente blucerchiato che in tutta l'Italia
calcistica. Infatti, il giocatore risultò positivo ad un
controllo antidoping
dopo la partita contro l'Inter
del 28
gennaio: nelle sue urine furono trovate tracce di un
metabolita della cocaina,
la benzoilecgonina. Il giocatore fu immediatamente sospeso dalla
sua attività sportiva, così come era già avvenuto all'inizio
della stagione, con un fermo temporaneo di due mesi per presunte
scommesse sul campionato italiano. Dopo le controanalisi,
immediatamente richieste dal giocatore, è arrivata la conferma
della positività alla cocaina.
Il 30
maggio 2007 Flachi, che aveva imputato la colpa ad una sigaretta contenente
cocaina passatagli da uno sconosciuto in occasione di una festa
per il figlio appena nato, è stato squalificato per sedici mesi;
il giudice gli ha riconosciuto sì l'attenuante della particolare
situazione familiare, ma ha anche tenuto conto dell'attenzione che
il calciatore avrebbe dovuto mostrare, e che invece non ha avuto.
La tifoseria si è comunque schierata dalla parte del suo
beniamino, al quale viene riconosciuto il merito di avere salvato
la squadra dalla Serie
C1 qualche anno prima, oltre che di avere rifiutato il
passaggio al Monaco
per salvare la squadra blucerchiata.
Un
nuovo ciclo: stagione 2007 - 2008
Gli
arrivi di Mazzarri e Cassano
Con la fine del
campionato finisce il sodalizio, durato cinque anni, tra la società
blucerchiata e l'allenatore Walter
Novellino, in cerca di nuove sfide dopo la lunga esperienza
sulla panchina della Sampdoria ed acclamato in occasione
dell'ultima partita al Marassi
del campionato. Per rimpiazzarlo la società, dopo numerosi
contatti, ingaggia il livornese Walter
Mazzarri, distintosi per avere guidato la Reggina
alla salvezza pur con il fardello di undici punti di
penalizzazione, lasciati in eredità dal caso Calciopoli.
Nel luglio 2007 arriva in prestito dalla Roma Vincenzo
Montella, il primo grande colpo di mercato della squadra
genovese con Claudio
Bellucci, strappato al Bologna
per tornare sotto la Lanterna dopo 12 anni da quel 20 aprile 1995
quando con una doppietta regalò alla Genova blucerchiata
l'illusione della quarta finale europea della storia sampdoriana.
E, in attesa che inizi il campionato, nello stesso mese di luglio,
con una doppia vittoria contro il PFC
Cherno More Varna (risultato di 1-0 sia all'andata che al
ritorno) e superando L'Hajduk
Spalato (1-0 in trasferta e 1-1 in casa), la Samp ottiene la
qualificazione alla coppa
UEFA. Ad agosto l'ultimo colpo di mercato: con il numero 99
arriva Antonio
Cassano (prestito con diritto di riscatto, fissato a circa 5,5
milioni di euro, dal Real
Madrid).
| Cronologia
dell'Unione Calcio Sampdoria |
- 1901
- Creazione della sezione calcistica della Società
di Ginnastica Comunale Sampierdarenese
- 1902
- Creazione della sezione calcistica della Società
Ginnastica Andrea Doria che partecipa
subito al massimo torneo della FIGC
- 1906-07
- La Doria approda per la prima volta alla
fase nazionale del Campionato, piazzandosi
al 3° posto
- 1907-08
- La Doria ripete il 3° posto sul podio del
Campionato nazionale
- 1919-20
- La Sampierdarenese debutta nel massimo
torneo della FIGC
- 1921-22
- La Sampierdarenese perde lo spareggio di Cremona
per il titolo FIGC ed accede alla Prima
Divisione, cui prende parte di diritto
anche la Doria
- 1927
- Le autorità fasciste impongono la fusione
fra Sampierdarenese
e Andrea
Doria: il 27
luglio nasce la neroverde La
Dominante Associazione Calcio
- 1927-28
- 10ª nel Girone B della Divisione
Nazionale. Ripescata
- 1928-29
- 10ª nel Girone A della Divisione
Nazionale. Retrocessa in Serie B
- 1929-30
- 3ª in Serie B
- 1930-31
- 18ª in Serie B. Retrocessa in Serie C
- 1931
- La società riprende nome e colori della
Sampierdarenese, mentre un gruppo di doriani
fonda la nuova Associazione Calcio Andrea
Doria
- 1931-32
- Samp 1ª nei gironi finali di Serie C e promossa
in Serie B
- 1932-33
- Samp 8ª in Serie B
- 1933-34
- Samp 1ª in Serie B e promossa in Serie
A
- 1934-35
- Samp 13ª in Serie A
- 1935-36
- Samp 12ª in Serie A
- 1936-37
- Samp 14ª in Serie A
- 1937
- La Sampierdarenese si fonde con la
Corniglianese e la Rivarolese formando la
rossonera Associazione Calcio Liguria
- 1937-38
- Liguria 11ª in Serie A
- 1938-39
- Liguria 6ª in Serie A
- 1939-40
- Liguria 15ª in Serie A e retrocessa in
Serie B
- 1940-41
- Liguria 1ª in Serie B e promossa in
Serie A
- 1941-42
- Liguria 11ª in Serie A
- 1942-43
- Liguria 16ª ed ultima in Serie A
- 1944
- Liguria 4ª nel Torneo Bellico
Ligure-Piemontese
- 1945
- Il Liguria riprende il nome di
Sampierdarenese, mentre dopo cinque anni di
inattività si ricostituisce l'Andrea Doria.
La FIGC le iscrive entrambe al massimo
campionato come misura risarcitoria
antifascista
|
|
- 1946
- Nuova e definitiva fusione di
Sampierdarenese e Andrea Doria: il 12
agosto nasce l'Unione Calcio
Sampdoria
- 1946-47
- 10ª in Serie A
- 1947-48
- 14ª in Serie A
- 1948-49
- 5ª in Serie A
- 1949-50
- 13ª in Serie A
- 1950-51
- 12ª in Serie A
- 1951-52
- 7ª in Serie A
- 1952-53
- 10ª in Serie A
- 1953-54
- 8ª in Serie A
- 1954-55
- 9ª in Serie A
- 1955-56
- 6ª in Serie A
- 1956-57
- 5ª in Serie A
- 1957-58
- 12ª in Serie A
- 1958-59
- 5ª in Serie A
- 1959-60
- 8ª in Serie A
- 1960-61
- 4ª in Serie A
- 1961-62
- 10ª in Serie A
- 1962-63
- 11ª in Serie A
- 1963-64
- 15ª in Serie A
- 1964-65
- 14ª in Serie A
- 1965-66
- 16ª in Serie A, retrocessa in Serie B
- 1966-67
- 1ª in Serie B, promossa in Serie A
- 1967-68
- 10ª in Serie A
- 1968-69
- 12ª in Serie A
- 1969-70
- 13ª in Serie A
- 1970-71
- 12ª in Serie A
- 1971-72
- 8ª in Serie A
- 1972-73
- 11ª in Serie A
- 1973-74
- 13ª in Serie A
- 1974-75
- 12ª in Serie A
- 1975-76
- 11ª in Serie A
- 1976-77
- 14ª in Serie A, retrocessa in Serie B
- 1977-78
- 8ª in Serie B
- 1978-79
- 9ª in Serie B
- 1979-80
- 7ª in Serie B
- 1980-81
- 5ª in Serie B
- 1981-82
- 2ª in Serie B, promossa in Serie A
|
|
- 1982-83
- 7ª in Serie A
- 1983-84
- 6ª in Serie A
- 1984-85
- 4ª in Serie A - Vince la Coppa Italia
- 1985-86
- 11ª in Serie A
- 1986-87
- 6ª in Serie A dopo la sconfitta nello
spareggio contro il Milan
- 1987-88
- 4ª in Serie A - Vince la Coppa Italia
- 1988-89
- 5ª in Serie A - Vince la Coppa Italia
- 1989-90
- 5ª in Serie A - Vince la Coppa delle Coppe
- 1990-91
- Campione d'Italia
- 1991-92
- 6ª in Serie A - Vince la Supercoppa Italiana
- 1992-93
- 7ª in Serie A
- 1993-94
- 3ª in Serie A - Vince la Coppa Italia
- 1994-95
- 8ª in Serie A
- 1995-96
- 8ª in Serie A
- 1996-97
- 6ª in Serie A
- 1997-98
- 8ª in Serie A
- 1998-99
- 16ª in Serie A, retrocessa in Serie B
- 1999-00
- 5ª in Serie B
- 2000-01
- 5ª in Serie B
- 2001-02
- 10ª in Serie B
- 2002-03
- 2ª in Serie B, promossa in Serie A
- 2003-04
- 8ª in Serie A
- 2004-05
- 5ª in Serie A
- 2005-06
- 12ª in Serie A
- 2006-07
- 9ª in Serie A
|
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Estratto da
http://it.wikipedia.org/wiki/Sampdoria
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