| Dati
biografici |
Cresciuto nel Del Duca
Ascoli. Iniziò la carriera come riserva nelle file dell’Inter, con
una parentesi nel Cagliari del vittorioso campionato del 1969/70. Nel
1972 fu acquistato dalla Sampdoria, squadra con la quale esordì in
serie A (Palermo-Sampdoria 0-0) nel campionato 1972/73. Dopo sei
campionati ad un ottimo livello con i blucerchiati, il patron Umberto
Lenzini della Lazio decide di portarlo a Roma alla squadra biancoceleste
per sostituire Claudio Garella, portiere ancora acerbo, che non era
riuscito a far dimenticare il grande portiere scudettato Felice Pulici,
a causa di frequenti papere (coniate da tifosi come “garellate”), ma
che in seguito si sarebbe rivelato il portierone pluriscudettato del
Hellas Verona e del A. C. Napoli. Assieme a Cacciatori, arrivò come
secondo portiere dal Modena, Bruno Fantini, in sostituzione
dell’insicuro Giuseppe Avagliano. Cacciatori fu così titolare della
Lazio per i Campionati 1978/79 e 1979/80, contraddistinguendosi per la
grande reattività tra i pali e, nonostante la non eccelsa altezza, le
uscite alte fino al limite dell’area. Vestiva maglie da portiere di
colore appariscenti: i preferiti il rosso e il verde, talvolta giallo.
L’episodio calcistico più curioso e sfortunato di quel primo anno con
la Lazio fu il rigore decisivo fattosi parare dal portiere Frison nei
quarti di finale di Coppa Italia con il Palermo (9 maggio 1979, 5-4 per
il Palermo d.t.s.; Cacciatori fu spinto a tirare quel rigore in quanto
invocato dalla Curva Nord per aver neutralizzato allo stesso portiere
palermitano un calcio di rigore durante i tempi supplementari. Ma si
ricorda anche un rigore parato, l'anno seguente, allo specialista
Casarsa in un Perugia-Lazio 0-0 del 3 febbraio 1980.
Mentre la stagione
calcistica 1979/80 stava per terminare, rimane coinvolto nello scandalo
del 1980. In una piovosa domenica, il 23 marzo 1980, al termine di
Pescara-Lazio in un maxi-blitz della Guardia di Finanza Massimo
Cacciatori viene arrestato, prelevato da un cellulare direttamente allo
stadio, assieme ai compagni di squadra (Bruno Giordano e Lionello
Manfredonia). In quello scandalo sono coinvolti anche il presidente del
Milan Felice Colombo ed i rossoneri Enrico Albertosi e Giorgio Morini,
ed altri calciatori di Perugia, Palermo e Genoa. Coinvolti in questo
giro di risultati addomesticati, anche Ciccio Cordova, Giuseppe Savoldi,
Oscar Damiani e Paolo Rossi. L’accusa per tutti è di truffa ai danni
degli scommettitori del . Lazio e Milan vengono retrocesse in serie B,
Cacciatori viene in un primo momento radiato, poi la pena è ridotta a
cinque anni di squalifica, infine viene graziato dopo la vittoria
dell’Italia ai mondiali del 1982. Così con la Lazio ancora in B,
durante la stagione vittoriosa del 1982/83, Cacciatori è reintegrato
nella rosa, e per volontà del nuovo presidente Giorgio Chinaglia, è di
nuovo titolare all’avvio della stagione in serie A, 1983/84.
A 32 anni per il portiere ascolano si riapre una carriera che sembrava
definitivamente spezzata. L’inizio del campionato 1983/84 è per
Cacciatori eccellente, e nonostante le continue sconfitte che portano
subito la squadra biancoceleste a lottare per la retrocessione, il
portiere ascolano è sempre tra i migliori in campo. L’8 gennaio 1984,
dopo l’incontro Lazio-Pisa, in cui nostante alcune parate decisive del
portiere biancoceleste, la squadra capitolina uscì sconfitta per 0-1,
Cacciatori si infortuna e viene sostituito da Nando Orsi. L’alto
rendimento di quest’ultimo nelle successive partite e il contemporaneo
risollevarsi della Lazio dalla zona retrocessione, inducono il Mister
Giancarlo Morrone a non utilizzare il portiere ascolano. La stagione
termina così con un malinconico ingresso in campo all’88° minuto
dell’ultima partita di campionato a Pisa:
la Lazio in vantaggio per 2 a 1, e con quel risultato salva, due minuti
dopo l'entrata di Cacciatori, al 90°: il gol di Mariani. Nonostante il
pareggio la Lazio comunque è salva al 13° posto, ultima delle non
retrocesse.
Nella successiva
stagione della retrocessione in serie B, il portiere biancazzurro resta
in panchina tutto l'anno.
In quei mesi, relegato
a riserva, Cacciatori continua però a sprigionare la sua energia. Al
termine degli allenamenti al campo Tommaso Maestrelli a Tor di Quinto
delizia i tifosi rimasti dietro la rete, sfidando gli attaccanti della
sua squadra a fargli gol mentre lui con le mani bloccate dietro la
schiena poteva parare solo con la testa. Queste sue doti acrobatiche si
rivelavano anche nelle partitelle di allenamento, quando abbandona
sempre più di frequente i pali per esibirsi nel ruolo di attaccante con
funambolici gol di testa. Tanto che si racconta che il mago Juan Carlos
Lorenzo (allenatore in quella sfortunata stagione 1984/85 tra la 3a e la
21a di campionato) a causa dei molteplici infortuni sia ad un certo
punto pronto a schierarlo in attacco. Unico episodio degno di nota di
quella stagione rimane lo scavalcamento della rete durante un
allenamento nella settimana del derby con la Roma per venire a ragioni
con un tifoso.
Termina la sua carriera
agonistica in Serie C2 con il Gubbio, squadra con la quale il 16 aprile
del 1988 batte 4-1 la Ternana dell’ex compagno di squadra Vincenzo
D’Amico, in un incontro caratterizzato da un memorabile duello
personale tra i due, con il portiere ascolano che capitola solo su
rigore tirato proprio da D’Amico al 77° minuto.
Al termine della sua
carriera agonistica Cacciatori ha conseguito il patentino di Allenatore
di I° Categoria.
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