| Fulvio
Bernardini |
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| Dati
biografici |
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| Nome |
Fulvio Bernardini |
| Nato |
28 dicembre 1905
Roma |
| Nazionalità |
Italia |
| Morto |
13 gennaio 1984
Roma |
| Carriera da allenatore |
| 1949-1950 |
Roma |
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| 1951-1953 |
ACIVI Vicenza |
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| 1953-1958 |
Fiorentina |
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| 1958-1961 |
Lazio |
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| 1961-1965 |
Bologna |
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| 1965-1971 |
Sampdoria |
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| 1971-1973 |
Brescia |
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| 1974-1977 |
Italia |
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Fulvio Bernardini
(Roma, 28 dicembre 1905 – Roma, 13 gennaio 1984) è
stato un calciatore e allenatore di calcio italiano che ha giocato nel
ruolo di centrocampista.
Chiamato dai tifosi Fuffo,
Professore o Dottore per la sua istruzione (era laureato in
Scienze economiche), Bernardini era un giocatore di grande classe rispetto ai
giocatori che militavano nella Lega Sud negli anni 20 tanto che in seguito
alla finalissima del 1923 Lazio-Genoa, vinta agevolmente dai Genoani con
cinque reti di scarto, il capitano genoano Renzo De Vecchi, stupito dalla
grandissima classe del giocatore romano, gli fece i complimenti e gli predisse
un grande futuro. Bernardini fu anche il primo giocatore militante in Lega Sud
a essere convocato in nazionale.
Giocò nella Lazio, nell'Inter, nella Roma e nella MATER Roma e allenò tra le
altre Fiorentina e Bologna vincendo due scudetti. Il centro sportivo di
Trigoria, sede ufficiale dell'A.S. Roma, è intitolato a lui.
Carriera
Carriera
da giocatore
Iniziò la sua carriera nella
Lazio con la quale debuttò il 19 ottobre 1919 in una partita valevole per il Torneo
Canarini contro l'Audace. Bernardini, che aveva in precedenza giocato nel
ruolo di portiere in una squadretta di quartiere (l'Esquila), prima di
entrare nella Lazio voleva fare un provino con la Fortitudo ma trovando il
cancello chiuso decide di andare alla Lazio.
Inizialmente giocava come
portiere poi a partire dal 1921 cambiò ruolo e divenne un attaccante. Ci sono
discordanze sui motivi della sua scelta di cambiare ruolo. Secondo il libro 80
anni di passione: la storia del Napoli dal 1926 al 2006 Bernardini avrebbe
deciso di cambiare ruolo a causa dei ben quattro gol subiti nella partita
Naples-Lazio 4-2. Secondo altre fonti invece Bernardini decise di cambiare
ruolo e diventare attaccante a causa di un grave scontro di gioco, avvenuto in
Fortitudo-Lazio, che gli fece perdere i sensi ed alle successive pressioni
dela famiglia preoccupata.
Con la Lazio si mise in luce
e nel 1922-23 raggiunse con la sua squadra la finalissima scudetto contro il
Genoa. La squadra genovese era nettamente più forte e vinse facilmente per
4-1 e 2-0, ma i giocatori del Genoa rimasero stupiti dalla classe di
Bernardini e il capitano genoano Renzo De Vecchi gli fece addirittura i
complimenti e gli predisse un grande futuro.
Debuttò in nazionale il 22
marzo del 1925 nella partita Italia - Francia. Fu il primo giocatore romano e
centromeridionale a ricevere l'ambito onore di indossare la casacca azzurra.
Nonostante un giuramento fatto al padre sul letto di morte al quale promise
che non avrebbe mai lasciato la amata Lazio, quando si accorse di essere
l'unico calciatore ad incarnare i valori sportivi dello spirito dilettantesco
decise di provare il salto verso Milano.
Nell'estate del 1926 passò
all'Inter di Luigi Cevenini ed in seguito venne acquistato dalla Roma nel 1928
che guidò dal 1928 al 1939, nel ruolo di centromediano. Fu anche capitano
della sua squadra, pare su specifica richiesta di Attilio Ferraris IV. Non
ottenne mai vittorie con la Roma, pur sfiorando uno scudetto, ma costituì
l'anima insostituibile della Roma testaccina e combattiva degli anni '20 e
'30.
Insieme ad Attilio Ferraris
IV costituì una coppia grintosa e carismatica. Aveva un grande senso tattico
e tecnico e fu riconosciuto come un grande giocatore prima e allenatore poi.
Dotato di un gran sinistro, non disdegnava il destro, era in possesso di un
gran tocco di palla e di un buon colpo di testa. Non amava la fisicità del
calcio ma l'uso della tecnica: cosa che gli costò paradossalmente il posto
nelle nazionali mondiali guidate da Vittorio Pozzo nel 1934 e nel 1938 per
"eccesso di intelligenza calcistica" che non sarebbe stata
adeguatamente capita e messa a frutto dalle "maschie" compagini
guidate dall'allenatore italiano.
Ha collezionato in tutto 286
presenze in maglia giallorossa, segnando ben 45 reti.
Pochi mesi dopo l'addio al
calcio di Bernardini, la Roma traslocò anche dallo stadio di Testaccio. Era
la fine di un'epoca.
Carriera
da allenatore
Nel 1950 Bernardini tornò
alla Roma in veste di allenatore, ma la sua avventura fu interrotta da un
brusco esonero. Allenò quindi il Vicenza in Serie B dal 1951 al 1953.
Bernardini vinse invece lo scudetto come allenatore della Fiorentina e del
Bologna (prime squadre non-milanesi e non-torinesi in grado di aggiudicarsi
fino ad allora i Campionati italiani di calcio nel dopoguerra) e la Coppa
Italia del 1958 con la Lazio.
Bernardini fu un latore di un
certo credo calcistico basato sul "WM elastico" e gli spazi liberi,
il quale consisteva non nel passare il pallone direttamente al compagno, ma
lanciarlo in quello spazio libero dove il compagno potrà arrivare prima
dell'avversario. Grazie a questa tattica innovativa, riuscirà a vincere lo
scudetto con i viola.
Nel 1965 Bernardini inizia
una lunga carriera a Genova come allenatore della Sampdoria.
Il suo affiancamento a "Pinella" Baldini però non basta ad evitare
la retrocessione (dopo un famoso rigore non dato contro la Lazio).
Ma l'anno successivo guida la cavalcata nel Campionato cadetto e quindi, dal
1966 al 1971 consente la permanenza in Serie A alla Sampdoria. Dal 1971 al
1973 sarà il Direttore Sportivo del Brescia Calcio scoprendo tra gli altri
Alessandro Altobelli.
Nel 1974 gli venne affidata
la Nazionale, che guiderà fino al 1977, quando venne sostituito da Enzo
Bearzot.
Ritornerà a Genova dal 1977
al '79 come Direttore Generale della Sampdoria.
Estratto da
http://it.wikipedia.org/wiki/Fulvio_Bernardini